lunedì 6 agosto 2012

Un clown che piange.

Una cosa che amo fare e pubblicare i testi delle canzoni che mi piacciono, siano essidi artisti emergenti o meno. Eccovi il testo di un clown che piange di PierDavide Carone, artista uscito dal talent-show amici. Trovo questo brano denso di significato e profondo, ecco perchè ho scelto di postarlo.

Mi scuso con il mondo che non ha capito.
magari è colpa mia che non sono stato bravo.
mi scuso e  ammetto che fin anche io fatico.
mi scuso con la gente che ho un pensiero opposto.
perchè la verità non è mai di nessuno
se stessimo più stretti ci sarebbe posto...
mi scuso un pò con tutti o forse con nessuno.
poi tirerò le somme dopo il gran raduno.
sono un clown che piange ma mai di felicità
sono la tristezza divenuta umanità.
forse sono buffo, forse divertente,
forse sono tutto senza esser niente.
mi scuso con la donna che mi ama ancora,
che mi ha raccolto tra gli stracci dell'inferno
ma ora che ho il paradiso non è la sua ora.
mi scuso con me stesso perchè vivo appena
che accenno un sorrisetto storto come il mondo,
che apprezzo l'universo solo a malapena.
mi scuso un pò con tutti o forse con nessuno
poi tirerò le somme dopo il gran raduno.
sono un clown che piange, ma mai di felicità
e sono la tristezza divenuta umanità
forse sono buffo, forse divertente,
forse sono tutto senza esser niente.
mi scuso per il fatto che mi son scusato,
e come una  violenza fatta su un bambino.
ritiro tutto quanto e al buio me ne vado.
sono un clown che painge, ma mai di felicità
sono la tristezza divenuta umanità.
forse sono buffo, forse divertente,
forse sono tutto senza esser niente

martedì 3 luglio 2012

Michiedo.

Mi chiedo di tanto in tanto, se la meta che ho seguito fin qui sia giusta, o se davvero non abbia sbagliato tutto credendo di far bene tutto ciò che ho fatto. e allora, eccomi qui, a mettere nero su bianco le mie perplessità, i miei pensieri inerenti a tutto ciò che sin qui è avvenuto. Quando intraprendi un percorso, una strada, spesso e tutto semplice, facile, stai bene con te e con gli altri. nel corso di quegli anni, mesi, giorni, be si insomma in quel periodo, durante quel percorso non tutto resta immutato, molte cose cambiano, e allora anche le sicurezze vacillano. Così, dopo aver completato tutto, ti chiedi se sarai anche in grado di fare ciò che hai scelto. Perchè lo hai fatto, se fosse stato giusto cambiare quando si era in tempo. Restano domande irrisolte, che ronzano  nella tua mente come fastidiosissimi insetti che non riesci in alcun modo a scacciare. Dubbi, perplessità, incertezze si affollano, urlano come tante voci confuse che fanno a gara per essere ascoltate, chiarite, risolte. Ci si sente stanchi come se si fosse rimasti a correre per ore sotto il sole rovente, stremati, senza energie e con le mille domande, dubbi, e perplessità che ancora ronzano in mente. Allora a volte, per elaborare uno stato d'animo, il semplice come stai, ti attacchi ad un foglio, o ad un computer e lo scrivi. I super fortunati ne parlano, si. Quelli che riescono a non tener sempre tutto dentro, o quelli che hanno sempre qualcuno a portata di mano disposto ad ascoltare, o che vivono nell'illusione di questo, perchè poi, chiunque alla fine potrebbe stancarsi a meno che, non debba ascoltare per professione o vocazione, e allora tutto cambia. Ciò che non cambia però è il risultato, con dubbi, domande, incertezze, e perplessità irrisolte, che forse per molto molto tempo, ronzeranno nella tua mente in cerca di quella soluzione che un giorno, forse in modo del tutto inaspettato, riuscirai a trovare, e a quel punto, tutto dentro di te ti apparirà chiaro e semplice e forse, ti renderai anche conto di non aver sbagliato niente, che quelli erano solo dubbi, perplessità, incertezze che ad un certo punto della vita ronzano in ognuno di noi, come insetti che dopo un pò, riesci a scacciare. Capirai che tutto ciò che hai compiuto, tutto quello per cui hai lottato è stato giusto, sentirai la sensazione di aver raggiunto la tua meta e a quel punto, come all'inizio del tuo percorso, niente ti sembrerà mutato,, e tornerai a stare bene con te stesso, e con gli altri.

domenica 6 maggio 2012

A chi vorrebbe.

A chi vorrebbe cambiarti, e non riesce ad accettarti. A chi crede solo nelle sue idee, non tenendo conto delle tue. A chi vorrebbe capirti, però non sa ascoltarti. A chi ti vorrebbe migliore, non chiedendosi se le insistenze a cambiare non ti rendano peggiore. Più arrabbiato, più confuso, da chi ti circondava deluso. Più triste, poco accettato e solo, con un'enorme voglia di andartene spiccando il volo. Alla ricerca di amici diversi, gente più comprensiva. Gente che ti conosce, ama, accetta  e ti fa sentire più viva. Con i tuoi pregi, i tuoi difetti.  senza far caso a preconcetti,  pregiudizi, e  schemi, ti apprezza così per come sei, senza mille problemi. Traendo il meglio da ciò che sei e che puoi dare, senza per forza e senza troppe buone ragioni volerti cambiare. Forse questo è unsogno, che resta chiuso nel pugno, circoscritto in una mano. Ma i sogni ci fanno vivere, sperare, e portano lontano.

mercoledì 21 dicembre 2011

Mi perdo.

Mi perdo in un ricordo, mi perdo in un pensiero. Mi perdo alla ricerca di qualcosa di vero. Come il mistero evocato da un' emozione, che con la mente ti riporta a quella situazione. In bocca gusto di passato a volte dolce a volte amaro, ma a volte anche raro perchè mai sopito, e dunque   in grado di essere rivissuto  da ricordi e sensazioni che mostrano come spesso e impietosamente, il tempo non guarisce ne cancella  proprio niente

lunedì 14 novembre 2011

Per te.

                                    Per te afferrerei il raggio di sole
                                    che saluta il mattino.

Salirei fin sulla luna
per regalarti il primo sogno della notte.

Ti porterei su una stella
per guardare da lontano un volo di gabbiani.

Fermerei il tempo per donarti l'infinito
e lì cogliere l'attimo che non passa.

sabato 12 novembre 2011

Voglia di...

Voglia di piangere, all'infinito, al solo pensiero di averti perduto. Voglia di urlare al mondo intero, che tutto ciò che per te provo e profondo e sincero. Voglia di perdermi ancora nel tuo silenzio, e comprendere da questo che ogni parola non a senso. Perchè un silenzio racchiude molte più parole, esplica tutto, anche quello che spesso non sivuole o vorrebbe dire, per paura che  chi amiamo non possa capire. Voglia di perdermi ancora in un tuo lungo abbraccio, ma ormai forsee tardi e per questo taccio. Affidando alla scrittura il mio sentimento, intriso di rabbia, tristezza e pentimento. Per aver lasciato che tutto finisse, e come in un lampo di luce si dissolvesse. Mi chiedo ancora, cosa tu possa provare, se hai dimenticato ci pensi, o se vorresti tornare. Se ti manca il coraggio, ho a tutto questo non dai più importanza, se  i tuoi sentimenti hanno lasciato posto alla sorda indifferenza, di un sentimento  troppo profondo che spesso diventa tale,quando tutto quel bene si lascia sovrastare dal male, Che in ogni uomo soggiace, ma che di fermare nessuno, spesso è mai capace prima che sia troppo tardi, e tutto resti rinchiuso nel solo splendore dei bei ricordi. 

martedì 8 novembre 2011

Psicologo, o da psicanalizzare?

Mi rendo conto che forse  nel titolo si potrebbe intravedere una qualche forma di giudizio o pregiudizio, sull'articolo che sto per postare. Ma astenendomi totalmente dal giudicare, mi limiterò invece a copiare integralmente l'articolo che ho trovato e che potrete leggere anche su http://liberazione.it/ o trovare sul blog sottoosservazione sulla piattaforma wordpres.

Psichiatra eretico o capo d’una setta? Le voci critiche dei suoi pazienti raccolti in un libro da due psicoterapeuti presentato oggi

C’è da scommetterci che farà discutere. Per almeno una comunità ristretta, quella che da una trentina d’anni gravita attorno allo psichiatra romano Massimo Fagioli – il fondatore dell’analisi collettiva – questo libro scatenerà un putiferio. Parliamo di un volume curato da Luigi Antonello Armando e Albertina Seta – psicoterapeuti di professione, ex docente di psicologia dinamica e psicologia generale il primo, psichiatra la seconda – che sarà da oggi nelle librerie col titolo Il paese degli smeraldi (edizioni Mimesis, pp. 256, euro 18). Il primo test ci sarà oggi alla presentazione ufficiale del libro con lo psichiatra Goffredo Bartocci, Piero Sansonetti e gli autori (ore 18, libreria Croce di Roma, Corso Vittorio Emanuele II, 156).
I due curatori hanno raccolto e sintetizzato le voci critiche di pazienti ed ex pazienti che hanno fatto esperienza di analisi collettiva con Massimo Fagioli. Ad essere più precisi il materiale consiste in circa tremila post apparsi sul sito internet di Antonello Armando (www.antonelloarmando.it), la gran parte dei quali risalenti agli ultimi due anni. Foss’anche solo per questo, la vicenda merita attenzione. Il paese degli smeraldi – il titolo è tratto da Il mago di Oz , celebre racconto fantastico di Frank Baum – è uno dei primi casi di libri nati da un blog, uno dei tanti forum di discussione nella Rete. Il che suona come una smentita delle profezie apocalittiche sulla scomparsa dell’oggetto-libro e sulla sua definitiva, destinale sostituzione ad opera di internet. L’esperienza qui dimostra che i mezzi di comunicazione si accavallano e si stimolano piuttosto che entrare in competizione in una sorta di gioco a somma zero in cui l’uno muore e l’altro vive.
Ma la materia scottante del volume curato da Antonello Armando e Albertina Seta è altra. In primo luogo perché il protagonista di cui si parla ha sempre fatto discutere (di sé). Sul suo conto si sono sovrapposti apologie e anatemi, professioni di fedeltà incondizionata e atti di abiura, fin da quando diede vita, negli anni Settanta, alla pratica dell’analisi collettiva che gli procurò l’espulsione dalla Società italiana di psicoanalisi. Iniziò con le sedute di psicoanalisi di gruppo all’istituto di psichiatria dell’università La Sapienza di Roma, con numeri di frequentanti sull’ordine di diverse centinaia di persone. Poi le sedute si spostarono nel suo studio privato a Trastevere. Antifreudiano viscerale, tenace oppositore di Franco Basaglia – da lui considerato alla stregua di un “negazionista” della malattia mentale – Massimo Fagioli è stato via via celebrato da alcuni come il più radicale critico della “truffa freudiana”, il propiziatore di una rivoluzione nei rapporti personali dopo il fallimento delle grandi ideologie, da altri invece paragonato a un guru, a un affabulatore narcisista, all’iniziatore di una vera e propria setta. Basta dare un’occhiata ai post firmati da suoi (ex) pazienti per rendersene conto. C’è chi sul blog lo dipinge come un monarca che regna incontrastato nella sua “città di smeraldo” sui suoi devotissimi sudditi.
Certo, il materiale di cui è fatto il libro sono testimonianze di ex pazienti, racconti in presa diretta, punti di vista esposti al risentimento, opinioni parziali. Non è che la cosa sia sfuggita ai curatori. «La cautela d’obbligo nell’entrare ex abrupto dall’esterno anche in una qualsiasi relazione interpersonale che permette di evitare un’intrusione illegittima e forse molesta, diventa ancora maggiore se il rapporto è delicato come quello professionale tra un paziente e un terapeuta». Ma loro, i curatori, giurano d’aver fatto un lavoro serio, d’aver controllato la veridicità del materiale, d’aver fatto in modo da non permettere il riconoscimento delle persone. «Il fatto nuovo è che il materiale in questione non è comparso nell’ambito specialistico, in qualche modo ristretto degli addetti ai lavori, ma in forma pubblica, su un blog, alla portata di tutti». Ma come etichettare il contenuto dei blog? Fantasie, pettegolezzi, specchio fedele delle opinioni? «Quanto ai pettegolezzi, questa dizione in verità non ha trovato molti contenuti cui essere applicata: tutte le affermazioni che per il loro carattere di inattendibilità, parzialità, intenzione puramente denigratoria e pretestuosità potevano rientrare in questa categoria, sono state stigmatizzate da una decisa opposizione nel corso della discussione sul blog e poi espunte da questa raccolta».
Leggiamoli questi post, vediamolo “il punto di vista dei pazienti” che finora non ha trovato spazio, neppure come oggetto di studio. Piero: «… avevo problemi con la mia donna… Dopo un po’ mi ritrovai dal Maestro… Il primo impatto è stato sconvolgente: pensavo che avrei potuto parlare di me e della mia situazione di rapporto, non sapevo più cosa fare, avevo necessità e allo stesso tempo timore di una separazione che pure sentivo necessaria. Niente di questo: la prima interpretazione che ricevetti sentenziava che le mie difficoltà con quel rapporto non c’entravano con il mio malessere, ma che esso era dovuto all’uscita di non so quale delle decine di edizioni di non so quale libro del Maestro». “Frustrazione” e “rifiuto” – scrivono gli autori-curatori – sono due cardini della terapia fagioliana: il terapeuta rifiuta qualsiasi ruolo consolatorio nei confronti della sofferenza del paziente, come se della “negatività” di quest’ultimo non volesse neppure sentir parlare. «La frustrazione di tali dinamiche non avrebbe affatto distrutto quest’ultimo [il paziente], anzi lo avrebbe liberato da quanto gli impediva di realizzarsi pienamente come essere umano». Ecco il post di Barbara: «Ho letto i post e in un certo senso posso capire da dove arriva l’acredine di quanti criticano l’analisi collettiva… Persone prima portate sul palmo della mano e poi criticate aspramente. Mille volte ho pensato che io non avrei retto quel trattamento». Queste sono invece le parole di Rudra: «L’esperienza con questo tipo di psicoterapia fa terra bruciata su tutto il nostro passato: scelte, pensieri, relazioni amorose, amici, genitori. L’uomo vecchio deve essere buttato completamente nella spazzatura, disse un giorno il mio terapeuta. Da tutto ciò deriva, in chi non ha esaltazione cieca, una profonda reazione depressiva e sentimenti paranoici persecutori nei confronti di tutto ciò che appartiene al passato, a quella parte di passato che vive ancora nel presente (amici, genitori, scelte), alla costruzione del futuro». E’ il vero punctum dolens nella sequenza dei post, l’immagine – affascinante e terribile, a un tempo – dell’uomo nuovo che taglia ogni legame affettivo e che altri non ne avrà all’infuori della comunità elettiva. Ecco l’opinione di Nautilus: «Riconosco a Fagioli una trasformazione reale del mio modo di essere, soprattutto dei miei sogni e della mia sensibilità. Devo dire, però, che ci sono aspetti dell’analisi collettiva che non mi sono mai piaciuti, a partire da un certo modo di vivere “totalizzante” quest’esperienza, per non parlare dei continui, incessanti acquisti di libri, dvd, locandine, calendari, riviste e qualunque cosa nomini Fagioli». Altri scrivono del proprio rapporto con lo psichiatra che «presenterebbe caratteristiche che vanno al di là del transfert propriamente detto e rassomigliano piuttosto a un culto di ogni sua espressione nei più svariati campi».
Ma, appunto per questo, c’è da chiedersi: qual è il segreto dell’indubbia capacità d’attrazione del fagiolismo? Si può datare l’inizio della leggenda con la pubblicazione nel lontano 1972 di Istinto di morte e conoscenza con cui lo psichiatra prende definitivamente le distanze da Freud e dalla sua definizione dell’istinto di morte come tendenza a ritornare allo stato anteriore dell’inorganico. Fagioli butta a mare la psicoanalisi freudiana e costruisce la sua impalcatura sulla fantasia di annullare lo stato attuale e il presente verso un nuovo Sé, verso l’immagine fantastica di un Io all’origine della psiche umana. Elabora un linguaggio evocativo, parla di «inconscio mare calmo», dipinge ambienti amniotici. Ma la sua contestazione fa fuori anche l’analista freudiano, ai suoi occhi un “analista assente” che lascia parlare il paziente e non prende posizione. Le sue teorie funzionano come dispositivo di «contenimento e suggestione di una massa alla ricerca di un’ideologia che la compensasse dei fallimenti politici del ’68 e del ’77». Per tanti, orfani delle utopie rivoluzionarie, la pratica terapeutica di piccolo gruppo appare come una speranza di rapporti personali diversi e nuovi – nonostante ci sia di mezzo il proverbiale rifiuto dell’omosessualità. C’è un’aspettativa utopica che si trasferisce dal piano della politica a quello delle relazioni personali. Quasi una sorta di palingenesi dei rapporti affettivi per far piazza pulita di tutto quanto impedirebbe all’essere umano di realizzarsi in maniera autentica. Sono passati trent’anni e quell’eresia si è istituzionalizzata. Il fagiolismo ha le sue librerie, le sue riviste, le sue aule universitarie. Per qualcuno è una terapia in piena regola, altri preferiscono parlare di ideologia. C’è chi parla di transfert e chi di semplice carisma o eccessiva personalità del maestro.
Ma nel clamore che ha episodicamente accompagnato la figura di Massimo Fagioli c’è anche il suo rapporto con la politica, le sue discese in campo che ne hanno fatto nel chiacchiericcio mediatico un guru della sinistra radicale. E’ quasi superfluo far presente che nel blog una delle materie più dibattute sia la decisione di Fagioli di schierarsi (in passato) con Rifondazione comunista. Il suo rapporto – vero o presunto – con Bertinotti ha occupato intere paginate di giornali. Sempre lui, Massimo Fagioli, è stato in tempi più recenti, additato d’essere il vero ispiratore della scalata a Liberazione . Oggi però – è cronaca di questi giorni – lo psichiatra romano sembra aver trovato lidi a lui più congeniali, in quel di Chianciano dove s’è appena tenuta l’assise dei radicali e della sinistra radical-socialista del futuro. Da Pannella a Fagioli, da Paolo Cento agli orfani di Craxi, «è il momento di unire le forze – parole dello psichiatra sul quotidiano ecologista Terra di domenica scorsa – superando le identità politiche per ottenere un’altra eguaglianza, finora sempre negata: che la sanità di mente diventi un bene reale, possibile e condiviso. Perché la sofferenza non è solo fisica ma anche quella che deriva dalla malattia mentale». Caro Basaglia, non te ne sei accorto? Nella sinistra moderna del XXI secolo non c’è più spazio per i “negazionisti” della malattia mentale come te.
Tonino Bucci