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lunedì 22 maggio 2017

l'altra faccia del blue vale

In un blog che prova ad occuparsi di svariati argomenti, soprattutto quelli maggiormente evidenziati dal resto del mondo, come blogger ma ancor più come psicologa, non potevo restare indifferente al clamore suscitato attorno al blue vale, senza però ne arginare ne fomentare ulteriori preoccupazioni, perplessità etc. Presentazione del fenomeno. Dei fantomatici curatori, questo il nome scelto da chi decide tramite gruppi e pagine sui social di adescare ragazzi e adolescenti, forse sprovveduti, forse in cerca di qualcosa di diverso ma sicuramente ignari delle conseguenze a cui andranno in contro, forniscono tramite questi gruppi e pagine, 50 regole da seguire. Le prime più soft, per usare un eufemismo che ben si presta alla gradualità sempre più massiccia e preoccupante con cui si susseguiranno queste prove. Non mi soffermerò sull'interezza delle prove, ne se il gioco sia stato fatto a doc per creare sensazionalismi giornalistici etc, ne se condividendo si rischia di diffondere creando facili allarmismi ma, porrò l'attenzione su due aspetti, il primo è l'ultima delle 50 prove, ovvero quella che induce i ragazzi a salire sul palazzo, tetto, cornicione più alto e saltare giù, andando incontro a morte certa. Non parlerò delle origini del gioco, perchè tutte le informazioni, il resto delle prove e qualunque cosa legata a quest'ultima trovata geniale e facilmente reperibile ovunque sul web quindi, ogni informazione sul gioco in se si ferma qui. Riflessioni. Ciò su cui a mio avviso è giusto porre l'accento è invece, il perchè di tanti suicidi giovanili, che si scelga di chiamarlo blue vale o in qualunque altro modo, c'è da indagare e riflettere molto sulle cause di tanto disagio giovanile, spesso inascoltato, che porta sempre più frequentemente a dolorose, tragiche, difficili conseguenze. L'altra faccia del blue vale perchè, sì, non è questo gioco in se il problema, ne saranno altri giochi passati o futuri che spero mai vedremo, i problemi e le altre facce dei giochi che tutti dovremmo attenzionare sono: La mancanza di ascolto e dialogo, l'assenza di empatia, la difficoltà/impossibilità a ricercare, spingere, provare ad aprirsi un varco nel dialogo con i nostri figli. come si può provare a dire che un ragazzo/a non parla con i genitori se spesso, con la vita e i ritmi frenetici a cui veniamo sottoposti non abbiamo o riusciamo a trovare il tempo per chiedere come stai? come è andata la giornata? cosa hai fatto a scuola? La scuola dovrebbe aiutare ma, gli insegnanti restano spesso prigionieri di una rete di programmi da seguire e portare a termine, dunque anche in questo caso, poco tempo per soffermarsi a dialogare, anche in un luogo che dovrebbe fungere da palestra di vita. Qualcuno potrà obiettare che: i genitori non parlano con i ragazzi perchè non hanno voglia troppo presi da loro stessi, che gli insegnanti non hanno voglia di fare bene il proprio lavoro, che sono svogliati, scocciati e stanchi ebbene, va da se che in ogni categoria e in ogni situazione si può incappare in mele marce ma che la generalizzazione, è dannosa e potenzialmente pericolosissima, per questo non andrebbe mai fatta e che soprattutto, ogni caso e è resta sempre individuale, quindi e a se. Niente di universale ma, anche in casi così delicati e complessi come giochi apparentemente stupidi che hanno conseguenze più grandi e nascondono problemi di più enormi e particolari dimensioni, si dovrebbe sempre: cercare le cause, individuarle, ascoltare tutte le parti coinvolte senza mai colpevolizzare nessuno, provando insieme a cercare e trovare una o più soluzioni efficaci, volte a neutralizzare le cause del problema e per arrivare a tutto questo, l'unica via da seguire e spesso quella più difficile, il dialogo o nel caso in cui si scelga di affidarsi ad un professionista , il colloquio. tutto questo, sembrerà banale, andrebbe associato ad un controllo invasivo senza per questo essere invadenti, dei social network di ragazzi e adolescenti, in modo da comprendere a che gruppi si iscrivano, cosa postino, con chi conversano etc. La vita sociale che ci piaccia o no, ormai corre sui binari della vita social e dunque, non si può e non si deve sminuire quest'aspetto, cercando però di tenere conto delle possibili conseguenze, specie per i più piccoli.

lunedì 24 ottobre 2016

Quando la musica non cambia (3 messaggi in segreteria)

Il rock è stato accusato di satanismo, Marylin Manson di essere l'anti-cristo, i beatles, anche loro, se le canzoni si ascoltano al contrario, sembrano trasmettere messaggi tuttaltro che positivi. Il rap poi, da sempre accusato di lanciare messaggi ignobili e cattivi ai giovani, soprattutto quando faceva capolino in Italia negli anni90, mal compreso e mal digerito da critica e pubblico, almeno una porzione di pubblico, quello definito da molti politically correct, o moralista se vogliamo essere più diretti. ebbene, a finire nel mirino di centinaia di polemiche, è ancora la musica rap, o meglio i suoi testi, uno in particolare a dire il vero. Lo scorso 14 ottobre infatti, è uscito terza stagione, il nuovo album di Emis Killa. ad essere incriminato è il testo tre messaggi in segreteria, che descrive l'esasperazione di un ragazzo che non si rassegna al fatto di essere stato lasciato. Il testo secondo molti, potrebbe indurre alla violenza sulle donne, cosa già poco edificante di per sè, della quale non se ne sentirebbe certo il bisogno in un periodo come questo, in cui i femminicidi sono tristemente all'ordine del giorno. Fin dalla prima volta in cui ho ascoltato il testo, solo una per la verità, ho immediatamente pensato che non sarebbe passato inosservato, però ho colto la voglia di provocare, di far passare un messaggio in maniera troppo cruda e diretta, spesso la maniera dei rapper, al punto da rischiare di essere fraintesa. e i fraintendimenti non sono tardati ad arrivare, almeno a parere di Emis Killa, il quale sostiene infatti, che questo è il suo modo per urlare la sua disapprovazione contro la violenza, che ama l'universo femminile e che, attraverso le parole di questo brano, ha voluto parlare di un argomento di cui si parla sempre troppo poco, anche a costo di sollevare un polverone. Da psicologa è appassionata di musica di ogni genere, dico solo che tutto dipende da chi ascolta, dalle fragilità, dagli stati d'animo, dai periodi di chi fruisce di quel testo messo in musica. Da questo punto di vista sì, forse, chi canta ha una qualche responsabilità, ma di contro, è anche vero che si tende immediatamente a mettere alla gogna, incriminando forse con facilità estrema e immediata, senza provare a leggere tra le righe ciò che potrebbe nascondersi dietro ad un testo in apparenza così crudo e difficile da sentire, al punto da risultare fastidioso o deleterio. non ci si chiede, se oltre a ciò che si ascolta in superfice, andando in profondità, scomponendo anche ogni parola se è necessario, il messaggio che si cela dietro all'intera canzone sia un altro o se invece, appaia in tutto il suo orrido fastidio per come ci viene proposta a primo impatto. Non voglio esprimere alcun giudizio in merito, solofornire a voi lettori la possibilità di farvi un'idea, pubblicando quì di seguito il testo integrale del brano in oggetto. Baby, ciao sono ancora io anche oggi è la solita storia. Ultimamente ti ho chiamata così tanto che ho imparato il numero a memoria sì lo so che ti da noia io faccia così, scusami ma no, non me ne capacito negare ogni legame e sparire così come se nulla fosse, tu non ne sei capace no so che sei in casa, però non rispondi finestre chiuse tu lì che mi ascolti io con le idee confuse tu che confondi tutte le mie scuse per stalking. Pieno di accuse accusando ogni colpo a denti stretti, sto masticando il mio orgoglio fantasticando nel sonno una voce fa pronto e mi sveglio dal sogno e si ferma il mondo. Non è che per caso hai trovato chiamate da un numero anonimo anche stavolta ero io con un buco allo stomaco qui è sempre il solito dramma è solamente un altro déjavu tu ti allontani un po' di più e il tuo telefono fa tu tu chiamo e butti giù giù la segreteria dice "in questo momento sono via ma se sei tu, tu non chiamare più più" ma son sempre io, che anche oggi lascio il cuore nella tua segreteria. Ennesimo messaggio dopo il beep ho provato a contattarti mercoledì perché ho un amico che ti ha vista in centro che parlavi con uno e io non ci sto dentro. E no, che non è mica detto che sia come penso ma da una settimana hai il cellulare spento lo so sono egoista, un bastardo ma preferisco saperti morta che con un altro, non vuoi sapere che cosa faccio e con chi passo tutte le sere non vuoi sentire la mia voce, non mi vuoi vedere ma a volte parlo dalla radio e compaio in tele e la città parla di me, tu nascosta dietro una bugia siamo follia ma il peggio dei due ancora non so chi sia io che intaso di messaggi la tua segreteria o tu che fai lo scema in giro ma in segreto sei mia. Non è che per caso hai trovato chiamate da un numero anonimo anche stavolta ero io, con un buco allo stomaco qui è sempre il solito dramma è solamente un altro déjavu tu ti allontani un po di più e il tuo telefono fa tu tu, chiamo e butti giù giù la segreteria dice "in questo momento sono via ma se sei tu tu non chiamare più più" ma son sempre io che anche oggi lascio il cuore nella tua segreteria Ultimamente c'ho pensieri scuri non credo a niente è inutile che giuri ieri era il mio compleanno lo sanno anche i muri, io ti aspettavo tu nemmeno mi hai fatto gli auguri eri stata avvertita, ricordi quegli scleri? Io te l'avevo detto "baby, ho dei problemi seri" e ora hai paura perché tutti quei brutti pensieri da qualche giorno hanno iniziato a diventare veri e adesso guido verso casa tua che vivi a Monza pieno di cattive idee dettate da una sbronza volevo abbassare le armi e ora dovrò spararti non mi dire di calmarmi, è tardi stronza! Fanculo il senso di colpa, non ci saranno sbocchi voglio vedere la vita fuggire dai tuoi occhi, io ci ho provato e tu mi hai detto no e ora con quella cornetta ti ci strozzerò

martedì 27 settembre 2016

Io prima di te versus quasi amici

In questo post, mi piacerebbe parlare di due film già accostati, paragonati, confrontati esaminati in maniera a mio modesto parere errata. Entrambi i film narrano le storie di due persone diventate tetraplegiche in seguito a due diversi incidenti. Quasi amici pone la disabilità in maniera ironica e scanzonata, libera e priva di barriere, io prima di te uscito nelle sale cinematografiche in questo mese di settembre, diventato prima un best seller con l'omonimo romanzo, fa tutt'altro. Quasi amici, è liberamente ispirato ad una storia vera. Io prima di te, è frutto della fantasia dell'autrice. Quello che mi preme sottolineare attraverso questo post, scrivendo sia come persona affetta da disabilità che come psicologa, è che ciò che cambia nella vita di una persona, è l'approccio, il punto di vista con cui vediamo ogni cosa, il modo in cui scegliamo di vivere la vita. Non conta tanto nascere o diventare disabile, quello che conta dopo i primi momenti di smarrimento è la capacità di reinventarsi, di mettersi in gioco. Per questo trovo che la sola cosa bella di aver voluto mettere in scena due film così diversi tra loro, sia il differente punto di vista che viene offerto a chi sceglie di fruirne. Non ho amato il secondo, perchè mi sento molto più rappresentata dal primo. chi invece prova l'esatto contrario, potrà rispecchiarsi e amare maggiormente l'altro. La sola cosa con la quale concordo inoltre, è la libertà di scelta che ognuno di noi a di decidere come vivere. Ritengo che non basti il fatto che due film abbiano due protagonisti simili, per poterli paragonare come invece è avvenuto in questo caso, dal momento che come scritto precedentemente i temi vengono affrontati in maniera nettamente diversa, proprio come l'approccio che ognuno di noi sceglie di avere con ogni cosa. Se scrivessi che la disabilità non è ne una noia mortale ne tantomeno una condanna ma che anche in essa si possono riscontrare dei lati positivi, sbaglierei perchè significherebbe cercare di convincere chi legge che il mio approccio sia quello giusto, idem se provassi a fare l'esatto contrario. Per questo i film vanno comunque visti entrambi, per farsi un'idea e scegliere da che parte stare.

venerdì 22 luglio 2016

pokemon go (ne parlano, parliamone!)

Ho letto e ascoltato molto su questo gioco, cercato di capire ma in un blog che si rispetti, non si può continuare a tacere, anche per essere sul pezzo ma soprattutto, per affrontare la questione sotto molteplici e differenti aspetti spero anche un pò ironici. Nella vita, vi sono sempre dei prò e dei contro dunque, anche nel caso di pokemon go, cerchiamo di analizzare ogni aspetto, prima di ergerci a critici indomiti per partito preso. Per anni, ci si è lamentati di come e di quanto tempo i bambini trascorressero prima davanti alla tele, che poi si è trasformata in video games, poi in playstation, in pc e adesso, in smartphone e tablet. allora va da se che l'invenzione di un gioco che per essere giocato deve obbligatoriamente costringere chi sta giocando a schiodarsi da casa, dal proprio divano o in ogni caso dalla propria apatia, potrebbe favorire la possibilità di muoversi, correre, dunque fare attività fisica etc. Se non si tenessero gli occhi incollati allo schermo inoltre, obbligo indetto dal gioco anche questo, si potrebbe socializzare con chi fa lo stesso gioco e conoscere nuove persone. Questi a mio avviso, gli unici ma soprattutto il primo e cioè lapossibilità di muoversi prò di questa ultima diavoleria tecnologica. Ovviamente però, per chi ha cattive intenzioni con i più piccoli che passano ore a giocare, potrebbe è purtroppo è molto più semplice venirne a contatto, in quanto alla base del gioco, per spostarsi da un punto all'altro alla ricerca di pokemon, vi è il sistema di geolocalizzazione, che deve essere costantemente attivo per un corretto e performante funzionamento del gioco, quindi chi intercetta un pokemon in una determinata parte del posto in cui si trovano,, saprà perfettamente il luogo di provenienza e dove cercarli. Non mi dilungherò su quest'aspetto ampiamente dibattuto in altre sedi, così come gli incidenti causati dal fatto che si è vero che il gioco fa muovere, ma lo fa come già detto, dovendo stare attenti a ciò che accade sul display. Volendo in oltre provare un pò ad ironizzare sulla cosa, mi ponevo degli interrogativi, cercando di immaginare cosa accadrebbe se a scaricarlo fosse chi non vede. Premesso che il gioco non è fruibile dai disabili visivi in quanto, non è intercettato in gergo si dice non accessibile agli screen reader parlanti. In breve, con questo gioco ma spesso con molte altre applicazioni, i programmi parlanti, non parlano è dunque ne impediscono l'usabilità all'utente finale. Ok, si potrebbe comunque scaricare il gioco accompagnati da qualcuno però: questo implica che per forza di cose, si dovrebbe essere minimo in 3 ma mai in due perchè, immaginate un non vedente con un accompagnatore che vanno in giro a catturare pokemon! Ma come si potrebbe? se di norma gli accompagnatori devono stare attenti alla strada e alle mille insidie nascoste in essa, in modo da rendere il percorso più agevole e piacevole alla persona che stanno accompagnando e naturalmente a loro stessi. dunque, direi che più che a catturare pokemon, finirebbero dritti dritti a faccia in giù, questo senza voler dare adito ad altre possibili conseguenze ben più serie e meno ironiche. Credo in fine che l'eccessivo clamore intorno a questo gioco, derivi dal fatto che siamo in estate e si sa, quando manca qualcosa di serio di cui parlare, o ci si vuole svagare e trovare rifugio da fatti di cronaca troppo opprimenti, tutto fa notizia, tutto distoglie, tutto crea diversivi e facili allarmismi. Non voglio sminuire ne fomentare ulteriori pareri positivi e non, mi limito soltanto a riflettere su come, titoli di grande successo che hanno già fatto storia sugli store, come Ruzzle, quiz duello o fruit ninja per citarne alcuni, si siano pian piano dissolti e disciolti come neve al sole dopo tanto clamore. Cosa che credo accadrà a pokemon go a breve. Certo, giochi come ruzzle e quiz duello erano meno pericolosi e più istruttivi, non arrecavano grossi danni ma: siamo davvero così sicuri che pokemon go sia così nocivo? oppure una cosa diventa pericolosa e nociva quando siamo noi a consentirglielo regalandogli ampio spazio? Infondo si sa che, meno si parla di qualcosa, più questa e destinata a scivolare nell'indifferenza!

martedì 19 gennaio 2016

La bella società

Mi approprio indebitamente del titolo di un film sembrerebbe non bellissimo, ma non avendolo visto non posso esprimere opinioni in merito, per descrivere ciò che penso inerente a quanto mi è capitato di vedere uscendo in questi giorni tra treni, ristoranti etc... Ormai quando si è a cena, non si ode più il piacevole brusio delle conversazioni dei commensali, ma il suono degli smartphone che annunciano questa o quella notifica di un messaggio, un'app, un tweet etc... Sui treni fino a qualche tempo fa, si conversava con i vicini e diventava inevitabilmente un modo per conoscere nuova gente, adesso si guardano i video idioti che gli amici ci inoltrano o si leggono le catene. La schiavitù della tecnologia usata male non risparrmia nessuno, dal più anziano al più piccino. Ok, non ho scoperto l'acqua calda, ne sono più che consapevole è come tutti, anch'io amo la tecnologia, ne faccio un uso quotidiano, mi piace conoscere ogni nuovo ausilio ma spesso, se sono in compagnia, a cena o con amici, adoro staccare tutto e godermi ogni conversazione, ogni suono, profumo, sensazione che il mondo abbia voglia di riservarmi. Mi chiedo perchè, di ogni cosa, messa a nostra disposizione per farne un uso corretto, buono e non esagerato, dobbiamo sempre eccedere smodatamente al punto di perdere i contatti con noi stessi, la dimensione, la gente e il mondo che ci circonda? Non voglio soffermarmi sulle conseguenze psicologiche di tutto ciò, perchè non basterebbero ore. Mi limito solo a chiedermi dove stia il confine tra vita social e vita sociale? Abbiamo il mondo sul palmo di una mano ma spesso ci ritroviamo soli all'interno di una stanza a digitare su una tastiera o su uno schermo! e quel che èpeggio, continuiamo a farlo anche se all'interno di quella stessa stanza con noi c'è un altro essere umano!

lunedì 17 febbraio 2014

io non tollero.: 77 VOLTE MAX: i 7 motivi per cui è il più grande c...

io non tollero.: 77 VOLTE MAX: i 7 motivi per cui è il più grande c...: Sono troppo fan di Max per non seguire l'impulso di postarlo sul mio blog non appena finito di leggere... Grazie a chi lo ha scritto, permettendomi a mia volta di condividerlo.

Sento che è venuto il momento per me di fare un tributo come si deve al più grande dei grandi, al primus inter pares, al Poeta. Sto par...

mercoledì 28 novembre 2012

Su di me.

Quello che mi salva: l'ironia. Una cosa che cambierei: l'impulsività. Quello che amo: Il mio ottimismo. Un rimpianto: Ogni occasione persa. Rimorsi: Tutti gli sbagli che ognuno di noi potrebbe evitare, solo riflettendoci un pò meglio. Qualcosa che non cambierei: La mia lealtà. Qualcosa che vorrei trasmettere di me anche agli altri: La voglia di vivere, anche con un qualcosa che tutti chiamano problema. La determinazione,­ la voglia di non arrendersi mai, fornirsi di una buona dose di ottimismo soprattutto nelle situazioni più compromesse!

domenica 9 settembre 2012

Senza titolo.

Mi è difficile trovare un titolo a questo post, perchè a volte i pensieri fluiscono liberi nella  nostra mente di notte, di giorno, col loro carico di situazioni che tornano, ricordi che non se ne sono mai andati, o un bilancio della  giornata appena trascorsa.  e  non solo fluiscono liberi, ma anche molto velocemente, e nessuno può fermarli, arginarli, spegnerli... Così, anche soffermarli per trovare un semplice titolo ad un post sembra un'impresa. e allora si resta qui, fermi ad ascoltare il silenzio della notte, e tutte le atmosfere che in esso  sono racchiuse. col ticchettio delle dita sui tasti appena percepito, che ne interrompe  ogni sfumatura, come il cambio di colore   di un pennello solca a tratti un quadro ancora da finire.Ci si ritrova fermi, immobili a pensare, in attesa forse, di un domani soltanto migliore.

sabato 8 settembre 2012

10 anni fa.

10 anni fa, mi accingevo a compiere senza saperlo, quello che sarebbe stato il mio ultimo viaggio aRoma, per andare a trovare gente, che ora non fa più parte della mia vita, e conoscere altra gente, che per un breve periodo ne avrebbe fatto parte. Non so  se dipenda dal fatto che 10 anni sono tanti, o che  nel corso di questi 10 non ho più visitato Roma, ma oggi i ricordi di quel tempo si accalcano e affollano la mia mente, sono troppo intensi, belli, emotivamente forti per non farli fluire in qualche modo, così scelgo di scrivere per dar sfogo ai pensieri, o forse ai ricordi. Ripensare a quel viaggio mi rende felice, mi riempie di gioia,  ricordare quei giorni di totale spensieratezza, profondi vissuti emotivi, relazionali, ciò che mi rattrista invece e proiettarmi nel presente, e vedere come legami che sembravano eterni si siano disciolti come neve al sole. Allora guardi la tua vita  da  due prospettive,  come se aprissi una finestra sul passato, e sei felice per ciò che hai vissuto, per quello che hai provato, poi apri quella sul presente e ti senti smarrito, forse un pò confuso e in mente ti assalgono mille interrogativi sul perchè certe cose finiscano, perchè a  volte dai molto significato a certi legami, poni aspettative che se disattese  ti fanno sentire deluso, Credo che il trucco per non farsi prendere da questi pensieri sia proprio non pensarci, e capire che questa infondo e lavita, in cui tutto cambia, si evolve, e niente resta per sempre. Anche se a volte, vorremmo che ciò non accadesse. Mentre  scrivo mi viene in mente una frase tratta dal libro il gatto pardo,  che credo possa essere molto adatta alla conclusione di questo post.:"Se vogliamo che tutto cambi, bisogna che tutto resti comè."

martedì 3 luglio 2012

Michiedo.

Mi chiedo di tanto in tanto, se la meta che ho seguito fin qui sia giusta, o se davvero non abbia sbagliato tutto credendo di far bene tutto ciò che ho fatto. e allora, eccomi qui, a mettere nero su bianco le mie perplessità, i miei pensieri inerenti a tutto ciò che sin qui è avvenuto. Quando intraprendi un percorso, una strada, spesso e tutto semplice, facile, stai bene con te e con gli altri. nel corso di quegli anni, mesi, giorni, be si insomma in quel periodo, durante quel percorso non tutto resta immutato, molte cose cambiano, e allora anche le sicurezze vacillano. Così, dopo aver completato tutto, ti chiedi se sarai anche in grado di fare ciò che hai scelto. Perchè lo hai fatto, se fosse stato giusto cambiare quando si era in tempo. Restano domande irrisolte, che ronzano  nella tua mente come fastidiosissimi insetti che non riesci in alcun modo a scacciare. Dubbi, perplessità, incertezze si affollano, urlano come tante voci confuse che fanno a gara per essere ascoltate, chiarite, risolte. Ci si sente stanchi come se si fosse rimasti a correre per ore sotto il sole rovente, stremati, senza energie e con le mille domande, dubbi, e perplessità che ancora ronzano in mente. Allora a volte, per elaborare uno stato d'animo, il semplice come stai, ti attacchi ad un foglio, o ad un computer e lo scrivi. I super fortunati ne parlano, si. Quelli che riescono a non tener sempre tutto dentro, o quelli che hanno sempre qualcuno a portata di mano disposto ad ascoltare, o che vivono nell'illusione di questo, perchè poi, chiunque alla fine potrebbe stancarsi a meno che, non debba ascoltare per professione o vocazione, e allora tutto cambia. Ciò che non cambia però è il risultato, con dubbi, domande, incertezze, e perplessità irrisolte, che forse per molto molto tempo, ronzeranno nella tua mente in cerca di quella soluzione che un giorno, forse in modo del tutto inaspettato, riuscirai a trovare, e a quel punto, tutto dentro di te ti apparirà chiaro e semplice e forse, ti renderai anche conto di non aver sbagliato niente, che quelli erano solo dubbi, perplessità, incertezze che ad un certo punto della vita ronzano in ognuno di noi, come insetti che dopo un pò, riesci a scacciare. Capirai che tutto ciò che hai compiuto, tutto quello per cui hai lottato è stato giusto, sentirai la sensazione di aver raggiunto la tua meta e a quel punto, come all'inizio del tuo percorso, niente ti sembrerà mutato,, e tornerai a stare bene con te stesso, e con gli altri.

sabato 5 novembre 2011

Voglia di scrivere ma... cosa?

Mi trovo qui, in questo inizio serata dei primi giorni di un novembre che ha tutta l'aria di essere grigio, ugioso e freddo. D'improvviso, si fa strada in me la voglia di metter giù qualche riga come sfogo, riflessione, o pensiero. Non so ancora bene di cosa parlare  e di certo se penso a ciò che nell'altra stanza odo dalla tv accesa di cose da dire ce ne sarebbero tante. Ma le cose che ormai quella black box che è la tele ci ha abituati a vedere non forniscono solo spunti per scrivere o dialogare, ma ancor più per arrabbiarsi, intristirsi, o indignarsi. Quindi no, forse meglio lasciare la tele come spunto di riflessione e parlare d'altro. Le pessime condizioni meteo di questi ultimi giorni in Italia, mi fanno pensare che quando la natura  decide di prendersela per come l'uomo l'ha maltrattata fa davvero sul serio non risparmiando niente e nessuno. Madre natura, già. Ma quale madre ucciderebbe i  suoi figli in modo così impietoso? molte forse a giudicare  dai fatti di cronaca nera che ci hanno quasi abituati a sorbire. e ancora c'è qualche demente che crede che il 2012 alle porte sarà l'ultimo anno di vita perchè il 21 dicembre come  hanno profetizzato i maia il mondo finirà. Non basta forse già tutto questo per rendersi conto che il mondo è pieno zeppo di piccoli 2012? di tanti laceranti  fenomeni apocalittici che avvengono in diversi modi? Domande che  restano qui archiviate in un blog. Domande a cui niente e nessuno potrà fornire risposte.  Anche perchè, quando non si riescono a trovare parole giuste, appropriate, meglio tacere e se è possibile, donare sollievo col calore del contatto umano.   

mercoledì 2 novembre 2011

iPhone.

Finalmente anche dal mio iPhone, oggetto che amo smodatamente per i suoi aspetti ludici, ho capito come accedere al blog. Questo e infatti un post di prova pubblicato con il mio device, per capire come si posta anche da qui. Sapete che in ambito tecnologico mi piace sperimentare, e sperimentarmi. Allafine, ho dovuto riaffidarmi però al caro vecchio pc per correggere gli errori a questo post dopo averlo già pubblicato con l'iphone. Segno che il touchscreen da me molto amato, almeno nel correggere gli errori e nell'evitarli specie in post lunghi è ancora poco funzionale. L'idea di postare sul blog qualunque cosa anche in mobilità come avviene già per tutte le piattaforme a cui sono iscritta mi piace molto. Non so ancora in che sezione del blog inserirò questo post. Vedremo! 

domenica 19 giugno 2011

Meta, o traguardo.

Eccomi qui, a scrivere dopo tanto tempo. Scrivere di cosa? di come la vita  ci porti   alle soglie di un importante traguardo, una meta, il raggiungimento di un obbiettivo, o  comunque lo si voglia chiamare. Scrivere di quanta felicità ci sia in tutto questo. Ma anche di come ci si senta piccoli e impotenti di fronte alla sofferenza umana, e ci si chieda se si sarà o meno adatti a fronteggiarla facendosene carico. Se si è fatti lascelta giusta, se è realmente la nostra strada quella che stiamo per imboccare. O se invece non stiamo sbbagliando tutto e dovremmo tornare indietro. Scrivere di come ci si senta persi e smarriti difronte alle proprie insicurezze, mentre resti una forte e consolidata roccia  agli occhi del mondo. Si dice che quando qualcuno  pone su se stesso simili interrogativi, allora significa che sia sulla  giusta strada per intraprendere ciò che si è prefisso. Questo però, a nessuno e dato  saperlo con assoluta certezza. Per cui, seppur con ogni timore, la cosa migliore da fare e sempre quella di correre e non fermarsi. Infondo, se una meta si sta raggiungendo,  è perchè forse, quando abbiamo deciso di incamminarci verso di essa, sapevamo che ne potevamo ottenere il raggiungimento.

mercoledì 6 aprile 2011

A corto di titoli.

Prima odiavo scrivere. Da quando ho creato questo blog invece, sembro non poter più farne a meno. Almeno un post al giorno devo metterlo. Solo che ormai, non so più come intitolarli, dato che quando scrivi  ti viene chiesto un titolo. Ecco perchè quello che ho messo a questo nonè un titolo a caso.   Da qualche giorno, qui è arrivata la primavera, e con essa i primi giorni di sole. Amo moltissimo il tepore e il calore del sole sulla pelle, specie quando è accompagnato da quel leggero vento che ti scompiglia i capelli. Giunge leggero sul tuo viso, ma ti accarezza con dolcezza. Amo sentire ogni tipo di suono, rumore, ecco perchè amo stare fuori all'aria aperta. Perchè il contatto col mondo è impagabile, cosa che mai nessun computer o social network potrà darti, ma di cui al giorno d'oggi forse si è perso il sapore, il piacere. Quell'enorme piacere di prendere un caffè con un amico stringendogli la mano, e abbracciandolo al momento di salutarsi. Quello di una passeggiata sotto il sole o perchè no, anche sotto la pioggia. quello di vivere nel mondo e col mondo e non di evitarlo,  chiuso davanti ad uno schermo fingendo di interagire,  quando poi  non ci si saluta nemmeno quando ci si vede faccia a faccia. Penso che la vita si viva realmente e non  nella virtualità dietro la quale in questo tempo amiamo trincerarci, probabilmente perchè ci manca il coraggio di viverci.  Ovvio che sparare a 0 sulla tecnologia per me non avrebbe molto senso, dato che ne faccio un larghissimo uso come tutti ormai. Per cui come tutto, mi limito a dire che ha i suoi prò e i suoi contro... Forse. Ma forse, sarebbero solo prò. Come quello di ritrovare vecchi amici, come quello di informarsi di tutto e in modo più rapido etc. Già, solo prò. L'uomo però di ogni cosa, deve sempre trovare il modo di fare un contro. Quello di alienarsi davanti ad un pc,  e  smettere quasi di dialogare con i suoi simili. Quello di preferirlo ad un buon libro cartaceo, andando a leggere o sfogliare pagine digitali.  Per non parlare di cose ancora più  orride che circolano sul web, come pedofilia eccetera. Cose che fanno solo venir voglia di vergognarsi di  appartenere  al mondo degli esseri umani, e ci spingono quasi a voler far parte sempre più  del mondo  che noi ci ostiniamo a chiamare animale, non rendendoci conto che è l'uomo la vera bestia degna spesso di tale nome. Anche se naturalmente, non si generalizza mai. Voglio solo concludere con una domanda, che per qualcuno potrebbe essere un'amara riflessione e per molti, forse soggetta anche ad impietose critiche, e magari per altri ancora una provocazione perchè si sa, tutto è soggettivo. Perchè l'uomo distrugge quasi con sadismo tutto ciò che di  buono riesce a creare, facendone  emergere solo e soltanto le negatività?

lunedì 4 aprile 2011

Il piacere di scrivere.

Oggi, mi ritrovo ad aver voglia di scrivere, probabilmente per il mero piacere di farlo. Di solito però, quando ci si trova in queste situazioni, non si sa mai ne cosa dire, ne da dove cominciare a scrivere. Da quando ho voluto creare questo spazio in cui poter mettere nero su bianco i miei pensieri, ho ritrovato il gusto e il piacere della scrittura; Del dialogo con se stessi potremmo dire, perchè poi, e a ciò che ci si riduce infondo quando si decide di scrivere raccontandosi. Una sorta di introspezione non affidata ai soli pensieri, non gettata al vento. Ma impressa da qualche parte; Quasi a testimoniare quando decideremo di leggerla a distanza di tempo, o di farla leggere a qualcuno, ciò che siamo stati, i cambiamenti repentini  se pur momentanei della nostra vita. Tutto sommato, se riflettiamo, probabilmente finiamo per accorgerci che siamo tutti lunatici. perchè? vi chiederete. Semplice: perchè ad esempio adesso scrivo. Tra qualche secondo potrei non avere più voglia di farlo. ciò che scrivo oggi non mi  ritrova nello stesso stato d'animo in cui ero quando ho scritto ieri,  o qualche mese fa. Ma non solo con la scrittura, nella vita in generale. Oggi vi potreste sentire felici per qualcosa, un attimo dopo arrabbiati o scontenti. Forse aveva ragione Eraclito, uno dei miei filosofi preferiti nell'affermare che tutto scorre. Che non ti puoi bagnare due volte nello stesso fiume perchè anche a  distanza di secondi l'acqua non sarebbe la stessa. e davvero tutto un ricambio? uno scorrere a cicli così rapidi? tutto può davvero mutare in una frazione di secondo? be, direi proprio di si. Come credo fortemente che il bello della vita, una delle tante cose belle di questo dono magnifico, risieda proprio nel suo continuo mutare, che quindi lascia sempre dietro se quella scia di indelebile speranza. Pronta a non farci mollare mai nei momenti difficili, con lla certezza che tanto, prima o poi... Tutto cambia!

martedì 22 marzo 2011

Ritorni...di scrittura!

Salve a chiunque deciderà di leggere, o troverà questo blog per caso perdendosi  nei meandri di questa grande nave chiamata web. Era davvero da tempo che, poesia a parte non scrivevo nulla. Un pò pereccesso di pensieri che non sempre si riescono a mettere nero su bianco, un po perchè di fatto, scrivere non ha mai fatto molto parte della mia vita, scrivere di me almeno. Raccontarmi, narrarmi in prima persona. Così, lo faccio di tanto in tanto. Quando penso di avere qualcosa da dire, quando ho voglia di imprimere da qualche parte le  mie parole, i  miei pensieri e non solo affidarli al vento, al caso lasciando che si dissolvano come acqua su un foglio bagnato.Ultimamente mi ritrovavo a riflettere un po su me stessa, succede a tutti no? Pensavo a come di fatto, io mi sia messa davanti tutti gli ostacoli che la vita può riservare  sbattendoci contro per abbatterli. Un'estenuante lotta tra me è la vita, come una  folle danza  tra le onde del mare. Avete presente la scena del film la leggenda del pianista sull'oceano ( Mio film preferito.) quando il pianista 900  e Max il trombettista danzano sul pianoforte trascinati dal mare in tempesta? Ecco, proprio così. E come loro, pure io  al momento stò avendo la meglio sulla mia vita. Stò lottando per vincere, ma stò vincendo. e così finchè avrò forza, mi lascerò piegare, ma non  spezzare. Un gioco a chi soccombe prima in un certo senso. Il gioco, di chi non vuole accontentarsi alla vita che fa, vivendola passivamente e basta, ma giocandosela in modo attivo, cercando di cambiare e sistemare qua e là ogni cosa; come quando si correggono i  bug informatici.Io vado e andrò sempre avanti, per il resto, chi vivrà... Vedrà, come sempre!

lunedì 7 marzo 2011

Tutto inizia sempre per gioco.

Chi mi conosce sa che   una delle tante frasi che mi caratterizzano  e chi si loda si imbroda, quindi lungi da me il tentare di farlo. Mi viene da sorridere se penso che tanto per,  ho voluto creare questo blog. Per avere uno spazio su cui scrivere come un muro liscio e bianco. Bianco in questocaso perchè lo è il colore di un foglio. Come un bel muro dicevo per i writer, i graffitari per capirci. Che oscillano sempre tra la definizione vandalo-artista e per me sono semplicemente la seconda. Artisti che imbrattando per qualcuno, dipingendo per altri, hanno l'immenso bisogno di esprimersi, di viversi esternando ciò che sono. e così come i writer senza alcuna presunzione, mi sono creata questo blog. Non pensavo che potesse piacere a molti come invece è successo forse perchè infondo tutti possiamo rispecchiarci nei pensieri altrui, sentirci in sintonia con ciò che ci troviamo a leggere. Sia che a dirlo sia gente famosa che conta, o chiunque decida di scrivere per proprio conto. Questo accade perchè tutti abbiamo qualcosa da dire e poter trasmettere al mondo,  basta solo volerlo fare, e trovare il modo per esprimerlo!

martedì 1 marzo 2011

Quiete.

Come era prevedibile, dato il mio consuetamente poco idilliaco  rapporto con lascrittura, ritrovato da qualche tempo con la creazione di questo blog, qualche giorno di pausa ci stava. Ma, rieccomi qui a scrivere. Se è vero che di solito si sceglie di scrivere quando si è più tristi perchè meglio si riesce a tirar fuori le sensazioni emotive che si provano, e pur vero che anche nei momenti di calma piatta nessuno ci vieta di farlo. Oggi, posso affermare di sentirmi bene. Uno di quei giorni tranquilli che scivolano via in totale anonimità ma anche con semplicità estrema. Quando  ci si sente in pace col mondo in pratica. Quando si è sereni, o almeno momentaneamente perchè poi si sa... Tutto può sempre cambiare. Credo che influisca molto la giornata di sole che c'è oggi dopo giorni di  grigiore metereologico accompagnati anche da pioggia e nevischio. Non so se posso definirmi metereopatica, ma so che quando il tempo è bello, io sono sempre più allegra e serena.

venerdì 25 febbraio 2011

Situazioni.

Si dice che di solito, siano i momenti più malinconici ha farti scrivere le cose più belle oltre che ha farti venire i pensieri più tristi. Credo che oggi potrebbe essere uno di quei giorni in cui scriverò tanto. Poi  forse sarà l'unico, o ci saranno giorni in cui scriverò tanto e giorni in cui scriverò poco o niente, ma per adesso mi va di stare qui.Ci sono situazioni che spesso ci mettono a dura prova, specie per chi non 'è abituato a starsene con le mani in mano e odia le fasi stagnanti della vita. Però, ci si deve accontentare perchè poi tutto cambia, cosa che in certi momenti mi sembra più solo la consolazione del minchione che altro. Certo è anche vero che se  ci mettiamo a pensare, rischiamo di fare la fine del topo. Ritrovandoci impigliati nella trappola dei nostri stessi pensieri. Purtroppo, non sempre ci sono facili soluzioni, o belle parole da sparare a caso. Spesso e meglio fermarsi ad ascoltare il rumore del silenzio, per poi quando ci si ritiene pronti, rialzarsi e ripartire. Sperando che quel momento di stop ci abbia donato la giusta carica per  riprendere.

Stati d'animo.

Oggi, mi sento particolarmente triste. E per ignoti motivi. Già, ignoti motivi, quelli consci almeno. Quelli che ti fanno dire che  ètutto ok, che non sai il perchè della tua tristezza, o semplice malinconia. Ma chissà invece che direbbe l'inconscio? con quello però non si può interagire, quindi ci si deve solo accontentare di  sapere che per lui un motivo per stare male o bene c'è sempre, ma a noi non'è dato di sapere quale possa essere. Poi bò, forse e solo un momento e nel corso della giornata cambierà. Mi manca molto un vero amico.  In realtà forse più che un amico, mi manca il fatto di riuscire a fidarmi, tanto da riuscire a parlare  di me con qualcuno. Riuscire ad uscire dal guscio e condividere ciò che provo invece di limitarmi a scriverlo. Al momento però va così. Per cambiare c'è sempre tempo.