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lunedì 22 maggio 2017
l'altra faccia del blue vale
In un blog che prova ad occuparsi di svariati argomenti, soprattutto quelli maggiormente evidenziati dal resto del mondo, come blogger ma ancor più come psicologa, non potevo restare indifferente al clamore suscitato attorno al blue vale, senza però ne arginare ne fomentare ulteriori preoccupazioni, perplessità etc.
Presentazione del fenomeno.
Dei fantomatici curatori, questo il nome scelto da chi decide tramite gruppi e pagine sui social di adescare ragazzi e adolescenti, forse sprovveduti, forse in cerca di qualcosa di diverso ma sicuramente ignari delle conseguenze a cui andranno in contro, forniscono tramite questi gruppi e pagine, 50 regole da seguire. Le prime più soft, per usare un eufemismo che ben si presta alla gradualità sempre più massiccia e preoccupante con cui si susseguiranno queste prove. Non mi soffermerò sull'interezza delle prove, ne se il gioco sia stato fatto a doc per creare sensazionalismi giornalistici etc, ne se condividendo si rischia di diffondere creando facili allarmismi ma, porrò l'attenzione su due aspetti, il primo è l'ultima delle 50 prove, ovvero quella che induce i ragazzi a salire sul palazzo, tetto, cornicione più alto e saltare giù, andando incontro a morte certa.
Non parlerò delle origini del gioco, perchè tutte le informazioni, il resto delle prove e qualunque cosa legata a quest'ultima trovata geniale e facilmente reperibile ovunque sul web quindi, ogni informazione sul gioco in se si ferma qui.
Riflessioni.
Ciò su cui a mio avviso è giusto porre l'accento è invece, il perchè di tanti suicidi giovanili, che si scelga di chiamarlo blue vale o in qualunque altro modo, c'è da indagare e riflettere molto sulle cause di tanto disagio giovanile, spesso inascoltato, che porta sempre più frequentemente a dolorose, tragiche, difficili conseguenze.
L'altra faccia del blue vale perchè, sì, non è questo gioco in se il problema, ne saranno altri giochi passati o futuri che spero mai vedremo, i problemi e le altre facce dei giochi che tutti dovremmo attenzionare sono:
La mancanza di ascolto e dialogo, l'assenza di empatia, la difficoltà/impossibilità a ricercare, spingere, provare ad aprirsi un varco nel dialogo con i nostri figli.
come si può provare a dire che un ragazzo/a non parla con i genitori se spesso, con la vita e i ritmi frenetici a cui veniamo sottoposti non abbiamo o riusciamo a trovare il tempo per chiedere come stai? come è andata la giornata? cosa hai fatto a scuola?
La scuola dovrebbe aiutare ma, gli insegnanti restano spesso prigionieri di una rete di programmi da seguire e portare a termine, dunque anche in questo caso, poco tempo per soffermarsi a dialogare, anche in un luogo che dovrebbe fungere da palestra di vita.
Qualcuno potrà obiettare che:
i genitori non parlano con i ragazzi perchè non hanno voglia troppo presi da loro stessi, che gli insegnanti non hanno voglia di fare bene il proprio lavoro, che sono svogliati, scocciati e stanchi ebbene, va da se che in ogni categoria e in ogni situazione si può incappare in mele marce ma che la generalizzazione, è dannosa e potenzialmente pericolosissima, per questo non andrebbe mai fatta e che soprattutto, ogni caso e è resta sempre individuale, quindi e a se. Niente di universale ma, anche in casi così delicati e complessi come giochi apparentemente stupidi che hanno conseguenze più grandi e nascondono problemi di più enormi e particolari dimensioni, si dovrebbe sempre:
cercare le cause, individuarle, ascoltare tutte le parti coinvolte senza mai colpevolizzare nessuno, provando insieme a cercare e trovare una o più soluzioni efficaci, volte a neutralizzare le cause del problema e per arrivare a tutto questo, l'unica via da seguire e spesso quella più difficile, il dialogo o nel caso in cui si scelga di affidarsi ad un professionista , il colloquio. tutto questo, sembrerà banale, andrebbe associato ad un controllo invasivo senza per questo essere invadenti, dei social network di ragazzi e adolescenti, in modo da comprendere a che gruppi si iscrivano, cosa postino, con chi conversano etc. La vita sociale che ci piaccia o no, ormai corre sui binari della vita social e dunque, non si può e non si deve sminuire quest'aspetto, cercando però di tenere conto delle possibili conseguenze, specie per i più piccoli.
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venerdì 22 luglio 2016
pokemon go (ne parlano, parliamone!)
Ho letto e ascoltato molto su questo gioco, cercato di capire ma in un blog che si rispetti, non si può continuare a tacere, anche per essere sul pezzo ma soprattutto, per affrontare la questione sotto molteplici e differenti aspetti spero anche un pò ironici.
Nella vita, vi sono sempre dei prò e dei contro dunque, anche nel caso di pokemon go, cerchiamo di analizzare ogni aspetto, prima di ergerci a critici indomiti per partito preso.
Per anni, ci si è lamentati di come e di quanto tempo i bambini trascorressero prima davanti alla tele, che poi si è trasformata in video games, poi in playstation, in pc e adesso, in smartphone e tablet.
allora va da se che l'invenzione di un gioco che per essere giocato deve obbligatoriamente costringere chi sta giocando a schiodarsi da casa, dal proprio divano o in ogni caso dalla propria apatia, potrebbe favorire la possibilità di muoversi, correre, dunque fare attività fisica etc. Se non si tenessero gli occhi incollati allo schermo inoltre, obbligo indetto dal gioco anche questo, si potrebbe socializzare con chi fa lo stesso gioco e conoscere nuove persone. Questi a mio avviso, gli unici ma soprattutto il primo e cioè lapossibilità di muoversi prò di questa ultima diavoleria tecnologica.
Ovviamente però, per chi ha cattive intenzioni con i più piccoli che passano ore a giocare, potrebbe è purtroppo è molto più semplice venirne a contatto, in quanto alla base del gioco, per spostarsi da un punto all'altro alla ricerca di pokemon, vi è il sistema di geolocalizzazione, che deve essere costantemente attivo per un corretto e performante funzionamento del gioco, quindi chi intercetta un pokemon in una determinata parte del posto in cui si trovano,, saprà perfettamente il luogo di provenienza e dove cercarli. Non mi dilungherò su quest'aspetto ampiamente dibattuto in altre sedi, così come gli incidenti causati dal fatto che si è vero che il gioco fa muovere, ma lo fa come già detto, dovendo stare attenti a ciò che accade sul display. Volendo in oltre provare un pò ad ironizzare sulla cosa, mi ponevo degli interrogativi, cercando di immaginare cosa accadrebbe se a scaricarlo fosse chi non vede. Premesso che il gioco non è fruibile dai disabili visivi in quanto, non è intercettato in gergo si dice non accessibile agli screen reader parlanti. In breve, con questo gioco ma spesso con molte altre applicazioni, i programmi parlanti, non parlano è dunque ne impediscono l'usabilità all'utente finale.
Ok, si potrebbe comunque scaricare il gioco accompagnati da qualcuno però: questo implica che per forza di cose, si dovrebbe essere minimo in 3 ma mai in due perchè, immaginate un non vedente con un accompagnatore che vanno in giro a catturare pokemon! Ma come si potrebbe? se di norma gli accompagnatori devono stare attenti alla strada e alle mille insidie nascoste in essa, in modo da rendere il percorso più agevole e piacevole alla persona che stanno accompagnando e naturalmente a loro stessi.
dunque, direi che più che a catturare pokemon, finirebbero dritti dritti a faccia in giù, questo senza voler dare adito ad altre possibili conseguenze ben più serie e meno ironiche.
Credo in fine che l'eccessivo clamore intorno a questo gioco, derivi dal fatto che siamo in estate e si sa, quando manca qualcosa di serio di cui parlare, o ci si vuole svagare e trovare rifugio da fatti di cronaca troppo opprimenti, tutto fa notizia, tutto distoglie, tutto crea diversivi e facili allarmismi.
Non voglio sminuire ne fomentare ulteriori pareri positivi e non, mi limito soltanto a riflettere su come, titoli di grande successo che hanno già fatto storia sugli store, come Ruzzle, quiz duello o fruit ninja per citarne alcuni, si siano pian piano dissolti e disciolti come neve al sole dopo tanto clamore.
Cosa che credo accadrà a pokemon go a breve.
Certo, giochi come ruzzle e quiz duello erano meno pericolosi e più istruttivi, non arrecavano grossi danni ma: siamo davvero così sicuri che pokemon go sia così nocivo? oppure una cosa diventa pericolosa e nociva quando siamo noi a consentirglielo regalandogli ampio spazio? Infondo si sa che, meno si parla di qualcosa, più questa e destinata a scivolare nell'indifferenza!
martedì 19 gennaio 2016
La bella società
Mi approprio indebitamente del titolo di un film sembrerebbe non bellissimo, ma non avendolo visto non posso esprimere opinioni in merito, per descrivere ciò che penso inerente a quanto mi è capitato di vedere uscendo in questi giorni tra treni, ristoranti etc... Ormai quando si è a cena, non si ode più il piacevole brusio delle conversazioni dei commensali, ma il suono degli smartphone che annunciano questa o quella notifica di un messaggio, un'app, un tweet etc... Sui treni fino a qualche tempo fa, si conversava con i vicini e diventava inevitabilmente un modo per conoscere nuova gente, adesso si guardano i video idioti che gli amici ci inoltrano o si leggono le catene.
La schiavitù della tecnologia usata male non risparrmia nessuno, dal più anziano al più piccino.
Ok, non ho scoperto l'acqua calda, ne sono più che consapevole è come tutti, anch'io amo la tecnologia, ne faccio un uso quotidiano, mi piace conoscere ogni nuovo ausilio ma spesso, se sono in compagnia, a cena o con amici, adoro staccare tutto e godermi ogni conversazione, ogni suono, profumo, sensazione che il mondo abbia voglia di riservarmi.
Mi chiedo perchè, di ogni cosa, messa a nostra disposizione per farne un uso corretto, buono e non esagerato, dobbiamo sempre eccedere smodatamente al punto di perdere i contatti con noi stessi, la dimensione, la gente e il mondo che ci circonda? Non voglio soffermarmi sulle conseguenze psicologiche di tutto ciò, perchè non basterebbero ore. Mi limito solo a chiedermi dove stia il confine tra vita social e vita sociale? Abbiamo il mondo sul palmo di una mano ma spesso ci ritroviamo soli all'interno di una stanza a digitare su una tastiera o su uno schermo!
e quel che èpeggio, continuiamo a farlo anche se all'interno di quella stessa stanza con noi c'è un altro essere umano!
martedì 29 dicembre 2015
Il piacere della lettura: cartaceo o digitale?
In questo post mi piacerebbe parlare dei pro e i contro della lettura cartacea o in formato digitale, affrontando la questione da un particolare punto di vista, quello che intercorre tra i libri cartacei in braille, soppiantati quasi dalla possibilità che al giorno d'oggi anche chi non vede ha di leggere i libri in ebook, grazie soprattutto ad un iphone o un ipad, e all'applicazione ebook installata di default sui dispositivi apple, anche se ci si può avvalere anche dell'applicazione kindle installabile sui nostri idevice.
Occorre innanzitutto scrivere qualche riga su voiceover, lo screen reader vocale installato anchesso di default sui dispositivi apple, che consente l'utilizzo in totale autonomia da parte di un non vedente di un prodotto apple, in quanto tutto ciò che compare a schermo viene vocalizzato.
Detto questo, passiamo all'argomento precipuo di questo post, ovvero i libri.
Fin dai primi anni in età scolare, spesso ad un non vedente viene insegnato il braille, metodo fondamentale e unico per la lettura e la scrittura di chi non vede.
I libri in braille però hanno delle peculiarità da non sottovalutare.
La voluminosità, perchè ogni libro ha le dimensioni di un volume enciclopedico.
Lo spazio che occupa, per leggere e creare un libro braille infatti, occorrono piu volumi della dimensione sopracitata, esistono libri superiori ai 18 volumi, per comporre un solo libro. Va da se che per possedere dei libri in braille si deve avere una vasta quantità di spazio.
La difficoltà nel reperire libri nuovi.
Non sempre le stamperie o la biblioteca di Monza, l'unica fornitrice e sola biblioteca per non vedenti che io conosca, riesce a reperire nuovi libri in tempi brevi, così che un non vedente si trova a leggere best seller quando sono già trascorsi anni dalla sua pubblicazione.
I pro dei libri in braille sono invece:
La bellezza del profumo delle sue pagine, a volte consunte perchè i libri spediti non sempre sono in buono stato e per lo più vecchi in quanto non vengono ristampati da anni.
La meravigliosa opportunità di sfogliare fisicamente quelle pagine e di tenere un libro sulle ginocchia, leggendolo in tutta tranquillità.
Al dilà di questa visione intima, profonda e romantica che solo chi ama leggere può avere, passiamo adesso all'avvento degli ebook.
Con ipad e iphone come dicevo inizialmente, anche i non vedenti possono entrare in contatto con gli ebook, andiamo dunque ad analizzarne pro e contro.
niente più volumi enciclopedici come avviene per il braille.
Non più libri suddivisi in decine di volumi per giungere alla fine di un solo racconto. Niente più vaste quantità di spazio da occupare in quanto si possono leggere centinaia di libri grazie ad un semplice apparecchio elettronico, come se si contenesse una biblioteca in una borsa.
La possibilità di reperire libri sempre nuovi di zecca e leggerli quando vengono pubblicati o al massimo a distanza di qualche mese.
L'integrazione che spesso ne deriva dallo scambio reciproco di libri anche con chi vede.
Le batterie però, purtroppo non sono inesauribili, anche se la durata degli ipad è molto più soddisfacente di un iphone e garantisce una buona durata della lettura. Ci si ritrova in ogni caso a doversi portare dietro cavetti e spesso auricolari, perchè se il non vedente decide di farsi leggere il libro da voiceover significa farlo ascoltare al mondo.
A questo proposito esistono anche le barre braille, o display braille, piccoli aggeggi che collegati all'iphone o all'ipad ma anche ad un computer, fanno in modo che tutto sugli schermi appaia in braille, senza bisogno di essere vocalizzato ma anche in questo caso, significa portarsi dietro un ausilio in più per poter leggere con calma.
Dopo aver sommariamente tracciato questa lista di pro e contro, personalmente mi ritengo fan e sostenitrice del braille, pur essendo passata per forza di cose e soprattutto per motivi di studio alla lettura con voice over e agli ebook, sia per velocizzare il tutto, sia per leggere sempre più libri nuovi.
Continuo a preferire e sostenere il braille, per il profumo delle pagine e la possibilità di sfogliare un libro tenendolo sulle ginocchia come scrivevo inizialmente, se parliamo di praticità però, gli ebook , gli screen reader e tutta la tecnologia della quale abbiamo la fortuna di usufruire negli ultimi anni non hanno eguali!
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