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lunedì 22 maggio 2017

l'altra faccia del blue vale

In un blog che prova ad occuparsi di svariati argomenti, soprattutto quelli maggiormente evidenziati dal resto del mondo, come blogger ma ancor più come psicologa, non potevo restare indifferente al clamore suscitato attorno al blue vale, senza però ne arginare ne fomentare ulteriori preoccupazioni, perplessità etc. Presentazione del fenomeno. Dei fantomatici curatori, questo il nome scelto da chi decide tramite gruppi e pagine sui social di adescare ragazzi e adolescenti, forse sprovveduti, forse in cerca di qualcosa di diverso ma sicuramente ignari delle conseguenze a cui andranno in contro, forniscono tramite questi gruppi e pagine, 50 regole da seguire. Le prime più soft, per usare un eufemismo che ben si presta alla gradualità sempre più massiccia e preoccupante con cui si susseguiranno queste prove. Non mi soffermerò sull'interezza delle prove, ne se il gioco sia stato fatto a doc per creare sensazionalismi giornalistici etc, ne se condividendo si rischia di diffondere creando facili allarmismi ma, porrò l'attenzione su due aspetti, il primo è l'ultima delle 50 prove, ovvero quella che induce i ragazzi a salire sul palazzo, tetto, cornicione più alto e saltare giù, andando incontro a morte certa. Non parlerò delle origini del gioco, perchè tutte le informazioni, il resto delle prove e qualunque cosa legata a quest'ultima trovata geniale e facilmente reperibile ovunque sul web quindi, ogni informazione sul gioco in se si ferma qui. Riflessioni. Ciò su cui a mio avviso è giusto porre l'accento è invece, il perchè di tanti suicidi giovanili, che si scelga di chiamarlo blue vale o in qualunque altro modo, c'è da indagare e riflettere molto sulle cause di tanto disagio giovanile, spesso inascoltato, che porta sempre più frequentemente a dolorose, tragiche, difficili conseguenze. L'altra faccia del blue vale perchè, sì, non è questo gioco in se il problema, ne saranno altri giochi passati o futuri che spero mai vedremo, i problemi e le altre facce dei giochi che tutti dovremmo attenzionare sono: La mancanza di ascolto e dialogo, l'assenza di empatia, la difficoltà/impossibilità a ricercare, spingere, provare ad aprirsi un varco nel dialogo con i nostri figli. come si può provare a dire che un ragazzo/a non parla con i genitori se spesso, con la vita e i ritmi frenetici a cui veniamo sottoposti non abbiamo o riusciamo a trovare il tempo per chiedere come stai? come è andata la giornata? cosa hai fatto a scuola? La scuola dovrebbe aiutare ma, gli insegnanti restano spesso prigionieri di una rete di programmi da seguire e portare a termine, dunque anche in questo caso, poco tempo per soffermarsi a dialogare, anche in un luogo che dovrebbe fungere da palestra di vita. Qualcuno potrà obiettare che: i genitori non parlano con i ragazzi perchè non hanno voglia troppo presi da loro stessi, che gli insegnanti non hanno voglia di fare bene il proprio lavoro, che sono svogliati, scocciati e stanchi ebbene, va da se che in ogni categoria e in ogni situazione si può incappare in mele marce ma che la generalizzazione, è dannosa e potenzialmente pericolosissima, per questo non andrebbe mai fatta e che soprattutto, ogni caso e è resta sempre individuale, quindi e a se. Niente di universale ma, anche in casi così delicati e complessi come giochi apparentemente stupidi che hanno conseguenze più grandi e nascondono problemi di più enormi e particolari dimensioni, si dovrebbe sempre: cercare le cause, individuarle, ascoltare tutte le parti coinvolte senza mai colpevolizzare nessuno, provando insieme a cercare e trovare una o più soluzioni efficaci, volte a neutralizzare le cause del problema e per arrivare a tutto questo, l'unica via da seguire e spesso quella più difficile, il dialogo o nel caso in cui si scelga di affidarsi ad un professionista , il colloquio. tutto questo, sembrerà banale, andrebbe associato ad un controllo invasivo senza per questo essere invadenti, dei social network di ragazzi e adolescenti, in modo da comprendere a che gruppi si iscrivano, cosa postino, con chi conversano etc. La vita sociale che ci piaccia o no, ormai corre sui binari della vita social e dunque, non si può e non si deve sminuire quest'aspetto, cercando però di tenere conto delle possibili conseguenze, specie per i più piccoli.

lunedì 24 ottobre 2016

Quando la musica non cambia (3 messaggi in segreteria)

Il rock è stato accusato di satanismo, Marylin Manson di essere l'anti-cristo, i beatles, anche loro, se le canzoni si ascoltano al contrario, sembrano trasmettere messaggi tuttaltro che positivi. Il rap poi, da sempre accusato di lanciare messaggi ignobili e cattivi ai giovani, soprattutto quando faceva capolino in Italia negli anni90, mal compreso e mal digerito da critica e pubblico, almeno una porzione di pubblico, quello definito da molti politically correct, o moralista se vogliamo essere più diretti. ebbene, a finire nel mirino di centinaia di polemiche, è ancora la musica rap, o meglio i suoi testi, uno in particolare a dire il vero. Lo scorso 14 ottobre infatti, è uscito terza stagione, il nuovo album di Emis Killa. ad essere incriminato è il testo tre messaggi in segreteria, che descrive l'esasperazione di un ragazzo che non si rassegna al fatto di essere stato lasciato. Il testo secondo molti, potrebbe indurre alla violenza sulle donne, cosa già poco edificante di per sè, della quale non se ne sentirebbe certo il bisogno in un periodo come questo, in cui i femminicidi sono tristemente all'ordine del giorno. Fin dalla prima volta in cui ho ascoltato il testo, solo una per la verità, ho immediatamente pensato che non sarebbe passato inosservato, però ho colto la voglia di provocare, di far passare un messaggio in maniera troppo cruda e diretta, spesso la maniera dei rapper, al punto da rischiare di essere fraintesa. e i fraintendimenti non sono tardati ad arrivare, almeno a parere di Emis Killa, il quale sostiene infatti, che questo è il suo modo per urlare la sua disapprovazione contro la violenza, che ama l'universo femminile e che, attraverso le parole di questo brano, ha voluto parlare di un argomento di cui si parla sempre troppo poco, anche a costo di sollevare un polverone. Da psicologa è appassionata di musica di ogni genere, dico solo che tutto dipende da chi ascolta, dalle fragilità, dagli stati d'animo, dai periodi di chi fruisce di quel testo messo in musica. Da questo punto di vista sì, forse, chi canta ha una qualche responsabilità, ma di contro, è anche vero che si tende immediatamente a mettere alla gogna, incriminando forse con facilità estrema e immediata, senza provare a leggere tra le righe ciò che potrebbe nascondersi dietro ad un testo in apparenza così crudo e difficile da sentire, al punto da risultare fastidioso o deleterio. non ci si chiede, se oltre a ciò che si ascolta in superfice, andando in profondità, scomponendo anche ogni parola se è necessario, il messaggio che si cela dietro all'intera canzone sia un altro o se invece, appaia in tutto il suo orrido fastidio per come ci viene proposta a primo impatto. Non voglio esprimere alcun giudizio in merito, solofornire a voi lettori la possibilità di farvi un'idea, pubblicando quì di seguito il testo integrale del brano in oggetto. Baby, ciao sono ancora io anche oggi è la solita storia. Ultimamente ti ho chiamata così tanto che ho imparato il numero a memoria sì lo so che ti da noia io faccia così, scusami ma no, non me ne capacito negare ogni legame e sparire così come se nulla fosse, tu non ne sei capace no so che sei in casa, però non rispondi finestre chiuse tu lì che mi ascolti io con le idee confuse tu che confondi tutte le mie scuse per stalking. Pieno di accuse accusando ogni colpo a denti stretti, sto masticando il mio orgoglio fantasticando nel sonno una voce fa pronto e mi sveglio dal sogno e si ferma il mondo. Non è che per caso hai trovato chiamate da un numero anonimo anche stavolta ero io con un buco allo stomaco qui è sempre il solito dramma è solamente un altro déjavu tu ti allontani un po' di più e il tuo telefono fa tu tu chiamo e butti giù giù la segreteria dice "in questo momento sono via ma se sei tu, tu non chiamare più più" ma son sempre io, che anche oggi lascio il cuore nella tua segreteria. Ennesimo messaggio dopo il beep ho provato a contattarti mercoledì perché ho un amico che ti ha vista in centro che parlavi con uno e io non ci sto dentro. E no, che non è mica detto che sia come penso ma da una settimana hai il cellulare spento lo so sono egoista, un bastardo ma preferisco saperti morta che con un altro, non vuoi sapere che cosa faccio e con chi passo tutte le sere non vuoi sentire la mia voce, non mi vuoi vedere ma a volte parlo dalla radio e compaio in tele e la città parla di me, tu nascosta dietro una bugia siamo follia ma il peggio dei due ancora non so chi sia io che intaso di messaggi la tua segreteria o tu che fai lo scema in giro ma in segreto sei mia. Non è che per caso hai trovato chiamate da un numero anonimo anche stavolta ero io, con un buco allo stomaco qui è sempre il solito dramma è solamente un altro déjavu tu ti allontani un po di più e il tuo telefono fa tu tu, chiamo e butti giù giù la segreteria dice "in questo momento sono via ma se sei tu tu non chiamare più più" ma son sempre io che anche oggi lascio il cuore nella tua segreteria Ultimamente c'ho pensieri scuri non credo a niente è inutile che giuri ieri era il mio compleanno lo sanno anche i muri, io ti aspettavo tu nemmeno mi hai fatto gli auguri eri stata avvertita, ricordi quegli scleri? Io te l'avevo detto "baby, ho dei problemi seri" e ora hai paura perché tutti quei brutti pensieri da qualche giorno hanno iniziato a diventare veri e adesso guido verso casa tua che vivi a Monza pieno di cattive idee dettate da una sbronza volevo abbassare le armi e ora dovrò spararti non mi dire di calmarmi, è tardi stronza! Fanculo il senso di colpa, non ci saranno sbocchi voglio vedere la vita fuggire dai tuoi occhi, io ci ho provato e tu mi hai detto no e ora con quella cornetta ti ci strozzerò

martedì 27 settembre 2016

Io prima di te versus quasi amici

In questo post, mi piacerebbe parlare di due film già accostati, paragonati, confrontati esaminati in maniera a mio modesto parere errata. Entrambi i film narrano le storie di due persone diventate tetraplegiche in seguito a due diversi incidenti. Quasi amici pone la disabilità in maniera ironica e scanzonata, libera e priva di barriere, io prima di te uscito nelle sale cinematografiche in questo mese di settembre, diventato prima un best seller con l'omonimo romanzo, fa tutt'altro. Quasi amici, è liberamente ispirato ad una storia vera. Io prima di te, è frutto della fantasia dell'autrice. Quello che mi preme sottolineare attraverso questo post, scrivendo sia come persona affetta da disabilità che come psicologa, è che ciò che cambia nella vita di una persona, è l'approccio, il punto di vista con cui vediamo ogni cosa, il modo in cui scegliamo di vivere la vita. Non conta tanto nascere o diventare disabile, quello che conta dopo i primi momenti di smarrimento è la capacità di reinventarsi, di mettersi in gioco. Per questo trovo che la sola cosa bella di aver voluto mettere in scena due film così diversi tra loro, sia il differente punto di vista che viene offerto a chi sceglie di fruirne. Non ho amato il secondo, perchè mi sento molto più rappresentata dal primo. chi invece prova l'esatto contrario, potrà rispecchiarsi e amare maggiormente l'altro. La sola cosa con la quale concordo inoltre, è la libertà di scelta che ognuno di noi a di decidere come vivere. Ritengo che non basti il fatto che due film abbiano due protagonisti simili, per poterli paragonare come invece è avvenuto in questo caso, dal momento che come scritto precedentemente i temi vengono affrontati in maniera nettamente diversa, proprio come l'approccio che ognuno di noi sceglie di avere con ogni cosa. Se scrivessi che la disabilità non è ne una noia mortale ne tantomeno una condanna ma che anche in essa si possono riscontrare dei lati positivi, sbaglierei perchè significherebbe cercare di convincere chi legge che il mio approccio sia quello giusto, idem se provassi a fare l'esatto contrario. Per questo i film vanno comunque visti entrambi, per farsi un'idea e scegliere da che parte stare.

venerdì 22 luglio 2016

pokemon go (ne parlano, parliamone!)

Ho letto e ascoltato molto su questo gioco, cercato di capire ma in un blog che si rispetti, non si può continuare a tacere, anche per essere sul pezzo ma soprattutto, per affrontare la questione sotto molteplici e differenti aspetti spero anche un pò ironici. Nella vita, vi sono sempre dei prò e dei contro dunque, anche nel caso di pokemon go, cerchiamo di analizzare ogni aspetto, prima di ergerci a critici indomiti per partito preso. Per anni, ci si è lamentati di come e di quanto tempo i bambini trascorressero prima davanti alla tele, che poi si è trasformata in video games, poi in playstation, in pc e adesso, in smartphone e tablet. allora va da se che l'invenzione di un gioco che per essere giocato deve obbligatoriamente costringere chi sta giocando a schiodarsi da casa, dal proprio divano o in ogni caso dalla propria apatia, potrebbe favorire la possibilità di muoversi, correre, dunque fare attività fisica etc. Se non si tenessero gli occhi incollati allo schermo inoltre, obbligo indetto dal gioco anche questo, si potrebbe socializzare con chi fa lo stesso gioco e conoscere nuove persone. Questi a mio avviso, gli unici ma soprattutto il primo e cioè lapossibilità di muoversi prò di questa ultima diavoleria tecnologica. Ovviamente però, per chi ha cattive intenzioni con i più piccoli che passano ore a giocare, potrebbe è purtroppo è molto più semplice venirne a contatto, in quanto alla base del gioco, per spostarsi da un punto all'altro alla ricerca di pokemon, vi è il sistema di geolocalizzazione, che deve essere costantemente attivo per un corretto e performante funzionamento del gioco, quindi chi intercetta un pokemon in una determinata parte del posto in cui si trovano,, saprà perfettamente il luogo di provenienza e dove cercarli. Non mi dilungherò su quest'aspetto ampiamente dibattuto in altre sedi, così come gli incidenti causati dal fatto che si è vero che il gioco fa muovere, ma lo fa come già detto, dovendo stare attenti a ciò che accade sul display. Volendo in oltre provare un pò ad ironizzare sulla cosa, mi ponevo degli interrogativi, cercando di immaginare cosa accadrebbe se a scaricarlo fosse chi non vede. Premesso che il gioco non è fruibile dai disabili visivi in quanto, non è intercettato in gergo si dice non accessibile agli screen reader parlanti. In breve, con questo gioco ma spesso con molte altre applicazioni, i programmi parlanti, non parlano è dunque ne impediscono l'usabilità all'utente finale. Ok, si potrebbe comunque scaricare il gioco accompagnati da qualcuno però: questo implica che per forza di cose, si dovrebbe essere minimo in 3 ma mai in due perchè, immaginate un non vedente con un accompagnatore che vanno in giro a catturare pokemon! Ma come si potrebbe? se di norma gli accompagnatori devono stare attenti alla strada e alle mille insidie nascoste in essa, in modo da rendere il percorso più agevole e piacevole alla persona che stanno accompagnando e naturalmente a loro stessi. dunque, direi che più che a catturare pokemon, finirebbero dritti dritti a faccia in giù, questo senza voler dare adito ad altre possibili conseguenze ben più serie e meno ironiche. Credo in fine che l'eccessivo clamore intorno a questo gioco, derivi dal fatto che siamo in estate e si sa, quando manca qualcosa di serio di cui parlare, o ci si vuole svagare e trovare rifugio da fatti di cronaca troppo opprimenti, tutto fa notizia, tutto distoglie, tutto crea diversivi e facili allarmismi. Non voglio sminuire ne fomentare ulteriori pareri positivi e non, mi limito soltanto a riflettere su come, titoli di grande successo che hanno già fatto storia sugli store, come Ruzzle, quiz duello o fruit ninja per citarne alcuni, si siano pian piano dissolti e disciolti come neve al sole dopo tanto clamore. Cosa che credo accadrà a pokemon go a breve. Certo, giochi come ruzzle e quiz duello erano meno pericolosi e più istruttivi, non arrecavano grossi danni ma: siamo davvero così sicuri che pokemon go sia così nocivo? oppure una cosa diventa pericolosa e nociva quando siamo noi a consentirglielo regalandogli ampio spazio? Infondo si sa che, meno si parla di qualcosa, più questa e destinata a scivolare nell'indifferenza!

martedì 19 gennaio 2016

La bella società

Mi approprio indebitamente del titolo di un film sembrerebbe non bellissimo, ma non avendolo visto non posso esprimere opinioni in merito, per descrivere ciò che penso inerente a quanto mi è capitato di vedere uscendo in questi giorni tra treni, ristoranti etc... Ormai quando si è a cena, non si ode più il piacevole brusio delle conversazioni dei commensali, ma il suono degli smartphone che annunciano questa o quella notifica di un messaggio, un'app, un tweet etc... Sui treni fino a qualche tempo fa, si conversava con i vicini e diventava inevitabilmente un modo per conoscere nuova gente, adesso si guardano i video idioti che gli amici ci inoltrano o si leggono le catene. La schiavitù della tecnologia usata male non risparrmia nessuno, dal più anziano al più piccino. Ok, non ho scoperto l'acqua calda, ne sono più che consapevole è come tutti, anch'io amo la tecnologia, ne faccio un uso quotidiano, mi piace conoscere ogni nuovo ausilio ma spesso, se sono in compagnia, a cena o con amici, adoro staccare tutto e godermi ogni conversazione, ogni suono, profumo, sensazione che il mondo abbia voglia di riservarmi. Mi chiedo perchè, di ogni cosa, messa a nostra disposizione per farne un uso corretto, buono e non esagerato, dobbiamo sempre eccedere smodatamente al punto di perdere i contatti con noi stessi, la dimensione, la gente e il mondo che ci circonda? Non voglio soffermarmi sulle conseguenze psicologiche di tutto ciò, perchè non basterebbero ore. Mi limito solo a chiedermi dove stia il confine tra vita social e vita sociale? Abbiamo il mondo sul palmo di una mano ma spesso ci ritroviamo soli all'interno di una stanza a digitare su una tastiera o su uno schermo! e quel che èpeggio, continuiamo a farlo anche se all'interno di quella stessa stanza con noi c'è un altro essere umano!

martedì 29 dicembre 2015

Il piacere della lettura: cartaceo o digitale?

In questo post mi piacerebbe parlare dei pro e i contro della lettura cartacea o in formato digitale, affrontando la questione da un particolare punto di vista, quello che intercorre tra i libri cartacei in braille, soppiantati quasi dalla possibilità che al giorno d'oggi anche chi non vede ha di leggere i libri in ebook, grazie soprattutto ad un iphone o un ipad, e all'applicazione ebook installata di default sui dispositivi apple, anche se ci si può avvalere anche dell'applicazione kindle installabile sui nostri idevice. Occorre innanzitutto scrivere qualche riga su voiceover, lo screen reader vocale installato anchesso di default sui dispositivi apple, che consente l'utilizzo in totale autonomia da parte di un non vedente di un prodotto apple, in quanto tutto ciò che compare a schermo viene vocalizzato. Detto questo, passiamo all'argomento precipuo di questo post, ovvero i libri. Fin dai primi anni in età scolare, spesso ad un non vedente viene insegnato il braille, metodo fondamentale e unico per la lettura e la scrittura di chi non vede. I libri in braille però hanno delle peculiarità da non sottovalutare. La voluminosità, perchè ogni libro ha le dimensioni di un volume enciclopedico. Lo spazio che occupa, per leggere e creare un libro braille infatti, occorrono piu volumi della dimensione sopracitata, esistono libri superiori ai 18 volumi, per comporre un solo libro. Va da se che per possedere dei libri in braille si deve avere una vasta quantità di spazio. La difficoltà nel reperire libri nuovi. Non sempre le stamperie o la biblioteca di Monza, l'unica fornitrice e sola biblioteca per non vedenti che io conosca, riesce a reperire nuovi libri in tempi brevi, così che un non vedente si trova a leggere best seller quando sono già trascorsi anni dalla sua pubblicazione. I pro dei libri in braille sono invece: La bellezza del profumo delle sue pagine, a volte consunte perchè i libri spediti non sempre sono in buono stato e per lo più vecchi in quanto non vengono ristampati da anni. La meravigliosa opportunità di sfogliare fisicamente quelle pagine e di tenere un libro sulle ginocchia, leggendolo in tutta tranquillità. Al dilà di questa visione intima, profonda e romantica che solo chi ama leggere può avere, passiamo adesso all'avvento degli ebook. Con ipad e iphone come dicevo inizialmente, anche i non vedenti possono entrare in contatto con gli ebook, andiamo dunque ad analizzarne pro e contro. niente più volumi enciclopedici come avviene per il braille. Non più libri suddivisi in decine di volumi per giungere alla fine di un solo racconto. Niente più vaste quantità di spazio da occupare in quanto si possono leggere centinaia di libri grazie ad un semplice apparecchio elettronico, come se si contenesse una biblioteca in una borsa. La possibilità di reperire libri sempre nuovi di zecca e leggerli quando vengono pubblicati o al massimo a distanza di qualche mese. L'integrazione che spesso ne deriva dallo scambio reciproco di libri anche con chi vede. Le batterie però, purtroppo non sono inesauribili, anche se la durata degli ipad è molto più soddisfacente di un iphone e garantisce una buona durata della lettura. Ci si ritrova in ogni caso a doversi portare dietro cavetti e spesso auricolari, perchè se il non vedente decide di farsi leggere il libro da voiceover significa farlo ascoltare al mondo. A questo proposito esistono anche le barre braille, o display braille, piccoli aggeggi che collegati all'iphone o all'ipad ma anche ad un computer, fanno in modo che tutto sugli schermi appaia in braille, senza bisogno di essere vocalizzato ma anche in questo caso, significa portarsi dietro un ausilio in più per poter leggere con calma. Dopo aver sommariamente tracciato questa lista di pro e contro, personalmente mi ritengo fan e sostenitrice del braille, pur essendo passata per forza di cose e soprattutto per motivi di studio alla lettura con voice over e agli ebook, sia per velocizzare il tutto, sia per leggere sempre più libri nuovi. Continuo a preferire e sostenere il braille, per il profumo delle pagine e la possibilità di sfogliare un libro tenendolo sulle ginocchia come scrivevo inizialmente, se parliamo di praticità però, gli ebook , gli screen reader e tutta la tecnologia della quale abbiamo la fortuna di usufruire negli ultimi anni non hanno eguali!

domenica 29 dicembre 2013

2013

Anche quest'anno volge al termine, trascorso tra gioie, dolori, delusioni, illusioni, speranze. Sogni realizzati, sogni che non si avvereranno mai o forse solo per il momento. Persone ritrovate e altre perdute in questo groviglio di incertezze a cui  spesso la vita ci espone. Ci si augura sempre il meglio per l'anno che sta per arrivare, si fanno nuovi  propositi, nuovi progetti. Ci si colma di nuove speranze, nuove attese. Si pensa a grandi cambiamenti ma il cambiamento, prima di cercarlo negli altri o in nuove situazioni lavorative, familiari, sociali eccetera, è necessario trovarlo dentro noi stessi. Solo quando saremo noi a cambiare prima per noi stessi e in fine per gli altri, tutto ciò che ci sta attorno potremo   sperare, provare, iniziare a cambiarlo  nel modo a noi più consono o almeno come noi desidereremmo che cambiasse. Quindi per questo nuovo anno che sta per arrivare, non auguro grandi cambiamenti di vita o all'interno della società ma solo in voi stessi e nel vostro cuore e in tugtti quei cuori e quelle persone che desiderano realmente cambiare nel profondo del loro animo per vivere una vita più serena e in pace, con loro e  con il mondo.

martedì 1 novembre 2011

Giudizi e pregiudizi.

Dopo diverso tempo, mi accingo a scrivere qualche riflessione, che non vuole essere una disamina su chi troppo spesso parla a sproposito senza conoscere il vissuto altrui, ma soltanto una riflessione su tali categorie di esseri umani. Troppo spesso l'uomo si sente in diritto di giudicare chiunque, così senza nemmeno riflettere su cosa dice,  su cosa conosce o non conosce dell'altro, credendo di avere la verità in tasca o peggio, sentendosi Dio in terra. Credendo a volte di aiutare con parole che feriscono,  oppure solosparandone a caso così, con la presunzione saccente di chi sa  tutto e può sindacare su ognuno. Troppo retorico sarebbe dire a questo punto della mia riflessione  che prima di parlare ci si dovrebbe un attimo focalizzare su noi stessi, questo si sa. Dico piùttosto, che le migliori cose da fare a mio avviso   siano 2. La prima, limitarsi soltanto ad ascoltare senza per forza  dispensare con estrema facilità consigli non  voluti, aiuti non  richiesti. Il semplice ascolto spesso è la cosa migliore, poi, una buona e sana introspezione del proprio se, della propria struttura invece di cercare di capire per poi giudicare quella degli altri. Questo post non è una guida su come comportarsi, ci mancherebbe. Solo uno sfogo su quanto mi sia stancata di vedere come dall'alto delproprio vissuto la gente giudichi altra gente.

martedì 28 giugno 2011

La metafora del ciclista.

Questo post voglio rivolgerlo a quanti sono felici per le mete raggiunte, o quelle che stanno raggiungendo, ma che come un ciclista a pochi metri dal traguardo si sentono stanchi e spossati a pochi passi o metri, dalla meta ambita che la vita ha preservato per loro, o che loro hanno fatto si che la vita la stabilisse cambiandone il corso. Si dice che siamo noi gli artefici del nostro destino, e forse può pure essere vero. O più probabilmente no, si ha bisogno di pensare e credere che sia un'entità superiore a darci una mano per far sì che ogni cosa prenda questa o quella svolta nel corso della vita che viviamo. e io, direi che questa seconda ipotesi mi sembra quella più accreditata, di qualunque entità, o religione si tratti. Tornando però alla metafora del ciclista che è stanco e riesce a stento a trovare la forza di percorrere i pochi metri  che lo porteranno a tagliare il traguardo, vorrei che chi leggesse queste parole magari trovandosi in una situazione di simile stanchezza, trovasse la forza di pensare di non arrendersi mai,  e dopo averlo pensato, quella di mettere in pratica con  ogni mezzo il modo per arrivare alla fine di ogni obiettivo  ricordandosi anche, ma solo per trarne spunto ed esempio, che nella vita, ci saranno sempre persone che raggiungeranno mete e traguardi, molto più grandi e importanti di quelli che a noi sembrano insormontabili, specie nel momento in cui stiamo per raggiungerli e pensiamo di non farcela. Perchè credo che in ogni situazione, anche in quelle che ci sembrano le peggiori, anzi, per quanto possa apparire un paradosso, e proprio in  quelle e da quelle che dobbiamo trarre più forza, e comprendere quanto   la vita sia sempre e comunque degna di essere vissuta, bella, o brutta che sia!

mercoledì 22 giugno 2011

Preghiera.

Spesso, come la maggiorparte degli uomini mi chiedo e ti chiedo: Perchè mi hai messo al mondo? in che modo potrò compiere il disegno divino che tu hai stabilito per me?  Infondo credo che nessuno sia indispensabile, tanto meno io. Persona normalissima, forse con qualche qualità anche se tanti direbbero moltissime. Che vive come un dono e per certi versi  con molta incoscenza la situazione che tu hai scelto di farle vivere. Poi però, accolgo ascoltandola la sofferenza di quelle persone che tu hai scelto di mettermi accanto. Neascolto lo sconforto, il dolore, la tristezza. e la sola cosa che mi rende felice al termine di un dialogo con qualcuno, e il loro grazie perchè è servito a farli star meglio,  edè  questa per me  la cosa che  appaga di più in assoluto. Allora comprendo che forse signore, e questo che tu mi chiedi. che io diventi attraverso te strumento di aiuto per chi davvero ne ha bisogno. Ti prego soltanto di donarmi la forza necessaria affinchè io possa riuscirci, e non scoraggiarmi mai.  Donami la bontà di far sì che ciò che mi accingo a fare, non diventi solo un lavoro remunerato e portato avanti per questo,  ma un aiuto concreto per quanti lo desiderano. Fa che possa portare avanti ogni cosa intrapresa con lo stesso amore ed entusiasmo che ho avuto fino adesso, e superare ogni momento di cedimento con il tuo aiuto. Fa che la paura dell'inadeguatezza nei confronti di ciò che diventerò e che mi a portato a scrivere queste parole, possa trasformarsi in autentico rispetto e amore per tutte le persone che attraverso il mio lavoro chiederanno il mio aiuto.

giovedì 7 aprile 2011

Sadness.

Sadness. In inglese significa tristezza, quella che tutti piùomeno spesso ci ritroviamo a provare,  ma che sempre, pensiamo sia un male sentirla arrivare. Questo perchè facciamo poco caso a cose che  ormai diamo per scontate: Se non provassimo tristezza, non potremmo assaporare il piacere della felicità quando giunge d'improvviso. Se non provassimo il fastidio della sete, non assaporeremmo a pieno la dolcezza dell'acqua o di qualunque bevanda giunga alle nostre labbra. Se non provassimo il caldo afoso dell'estate, mai apprezzeremmo la seppur poca e soggettiva bellezza del fresco autunno. Perchè tutto è il contrario di tutto, ogni cosa ha il suo opposto pronto a completare  le parti mancanti. Solitudine e compagnia, acqua e fuoco, cielo e terra. Una continua opposizione di qualcosa ad un'altra. Magari ci chiediamo pure il perchè, perchè esistono cose diametralmente opposte ma che di fatto  sono a volte complementari.  Forse però, il solo perchè che ogni tanto l'uomo dovrebbe porsi, è proprio  il perchè non'è mai contento? perchè è sempre alla continua ricerca di qualcosa? perchè pochi o nessuno riesce mai ad accontentarsi di ciò che ha?  perchè ci poniamo migliaia di domande alle quali nello stesso momento in cui  le facciamo sappiamo che mai otterremo risposte? Forse il senso della vita è riassunto tutto in pochi caratteri.  Sei. Per l'esattezza. Che formano una parola ben definita, Che costituisce anche una complessa domanda... Perchè?

martedì 29 marzo 2011

Under pressure.

Mi approprio  indebitamente del titolo di questa canzone dei mitici queen, per descrivere uno statod'animo che accompagna un pò tutti ogni tanto. Under pressure, sotto pressione. Sarà forse il troppo life is now a cui la vita moderna ci ha abituati, a renderci a volte opprimente la vita stessa. Credo che nessuno ormai sappia più conservare almeno una minima dose di pazienza o attesa. Che qualcosa cambi, o che si sistemi. Tutti vorremmo essere artefici del nostro destino, cambiare il corso della nostra vita, ma vorremmo che questo avvenisse nell'immediato, in modo simultaneo. Cancellare ciò che non ci piace,  come il classico colpo di spugna su una lavagna. Dire che dovremmo adattarci a parole e facile. Ma tra il dir e il fare... Allora mi viene da chiedermi: Quando ci si sente così oppressi è stanchi dove può risiedere un rimedio, o almeno qualcosa che attenui un po tutto questo? tutta l'insoddisfazione che ci circonda? è perchè in un mondo volto al consumismo come quello di oggi, dove si ha tutto  spesso ci si sente così, vuoti come se non si avesse niente? Sarà vero che si stava meglio quando si stava peggio? o più semplicemente, senza scomodare proverbi e luoghi comuni è vero che abbiamo tutto, ma questo tutto colma solo un vuoto materiale, mentre è di qualcosa  di esistenziale, spirituale ciò di cui avremmo   bisogno?  Queste, sono soltanto delle semplici riflessioni senza pretesa alcuna. Credo che nessuno, in nessun tema possa affermare di avere la verità in tasca, o di sapere rispondere a certe domande. Solo che a volte, ciò che si pensa, si sente il bisogno di imprimerlo da qualche parte,  e quindi... Si scrive! 

mercoledì 23 febbraio 2011

Considerazioni.

Guardandomi un pò attorno in questi ultimi tempi, osservo. Si  a dispetto della mia cecità che infondo  ti permette divederci  chiaro, molto chiaro, e per tanto ritengo di potermi reputare  una buona osservatrice.  Mi è capitato infatti di osservare, quanta insoddisfazione ci sia nel mondo circostante.  Allora, cosìccome si lancia un dado  io ho metaforicamente lanciato traendole le mie conclusioni. Premettendo che non ho mai dato peso al giudizio altrui, che riterrebbe nella stragrande maggioranza dei casi che io faccia o una vita di melma, o una super vita, e si perchè se nasci con un problema per la gente o sei fenomeno o sei coglione.  Chiedo scusa a chi leggerà ma non esiste un termine più appropriato a rendere o a cercare di  esporre il pensiero altrui su  giudizi, pregiudizi e luoghi comuni sugli handicap. O devi vivere da frustrato insignificante essere umano confinato nel tuo mondo,  oppure, se gli fai capire che te ne freghi, che un handicap  è undettaglio nella vita di un uomo allora li ci sono due alternative. o  è così perchè hai la  "fortuna" di esserci nato, ma che grande fortuna esclamerei! oppure, sei un super uomo che neanche quello di Nitche potrebbe mai competere con te. Due grandi  bestialità in entrambi i casi. comunque.  Non vorrei divagare troppo perdendo il filo del mio discorso iniziale sull'insoddisfazione che mi circonda. Per cui, tornando da dove avevo iniziato,  ritengo che io stia facendo la vita migliore al momento. Forse mi trovo in una fase stagnante, ma chi nel corso della vita, degli anni, giorni, mesi. Non ne attraversa una? Ma quello che ho fatto, faccio, e farò comprese le fasi di stallo, so che mi consentiranno di non ritrovarmi insoddisfatta in futuro. Forse sarà a causa del mio motto, della mia filosofia di vita che questo mi è permesso o almeno mi è dato anche solo di pensarlo.  Adattarsi sempre, ma accontentarsi mai! oppure, tutto è possibile, è niente è facile! e così tra un motto e l'altro, tra una frase pseudo filosofica e l'altra io me la vivo. Pure mettendole in pratica queste cose. Non essendomi mai accontentata di standard e convenzioni ma adattandomi a tutto. Cercando di superare ogni cosa   passo dopo passo appunto perchè tutto è possibile  dunque anche superabile. Anche se e quando però niente e facile.  e allora, questo  lascia presagire o una mancanza di insoddisfazione nel futuro per la vita che  hocercato di creare e vivere in passato, o un incrollabile ottimismo verso l'ignoto che la vita deve ancora riservarmi! Prima di concludere però, ci tengo a sottolineare che tra le cose che odio, ci sono le generalizzazioni. Quindi è vero che se nasci con un dettaglio come mi piace definirlo, per il mondo sei un fenomeno o un... Non mi sembra il caso di ripetermi, ma è anche vero che questo smette di valere per chi ti conosce e ti accetta così come sei. A partire  dalla tua famiglia, se hai la fortuna di trovarla buona e dotata anche di una buona dose di intelletto. Dai tuoi amici, che forse si conteranno sulla punta delle dita, come per ogni persona che con intelligenza e accuratezza sa selezionare chi vuole avere attorno. Ma che saranno le persone a cui tu avrai insegnato a camminare con te, facendogli fare una fool-immersion nella tua vita dopo averle scelte tra tuttee prese per mano.  e tutti quelli che con semplicità e spontaneità vorranno farlo. perchè  nella vita per ogni sinonimo c'è anche e sempre il suo contrario. Quindi, come è vero che non in tutti c'è il buono, neanche in tutti però può sempre esserci del marcio.,

domenica 20 febbraio 2011

Bilanci

Ci sono periodi, o forse giorni in cui fai un bilancio, o anche più di uno sulla vita chefai, chiedendoti se è quel che davvero avresti  voluto.  Così, mentre i tuoi pensieri fluiscono come un fiume in piena, ti rendi conto come, alle soglie dei 30 anni la solitudine inizi a pesare. Comprendi quanto sia importante avere accanto a te qualcuno con cui condividere la vita. Vorresti anche avere dei cuccioli a cui donare l'amore che hai dentro, per comprendere il senso e la capacità di dare,  per scrollarsi di  dosso  il sano egoismo che è  in ognuno di noi e dire... Vivo per qualcuno, vivo perchè amo.